Sanremo 2012: Emma difende i giovani

Sanremo, Emma – Tante polemiche ha creato il pezzo di Emma, Non è l’inferno, in gara nella 62esima edizione del Festival di Sanremo. C’è chi accusa la giovane cantante di non avere coscienza dei temi che la canzone, scritta da Kekko dei Modà, tratta. In tal senso durante la conferenza stampa di oggi la voce salentina ha risposto: “Ho la coscienza giusta per parlare di sacrifici, io prima di fare la cantante non mi ero mai spostata dal Salento, la mia famiglia ha un reddito unico, mio padre fa l’infermiere, non dico che abbiamo fatto la fame ma in famiglia ci passavano scarpe e giubbini fra cugini, io andavo a scuola e la sera facevo la cameriera, ho fatto la magazziniera, ho assistito gli anziani, ho pulito le scale, tutto per non pesare sui miei genitori; a diciannove anni mi pagavo i treni per andare a Milano a portare i miei demo alle case discografiche e ho messo da parte i soldi per stamparmi un disco da sola. So che cosa dico quando parlo di sacrifici, le critiche non mi interessano”.

Emma e il suo rapporto con i giovani – Non risparmia neppure critiche a chi si scaglia contro i giovani senza conoscerli davvero: “Purtroppo in Italia emerge solo il marcio, mai quel che i giovani fanno di buono. Non sono d’accordo con chi parla di mammoni, il problema è che non ci stanno i soldi per andare via di casa; quando io a diciannove anni sono andata da mio padre a chiedergli di farmi studiare storia della musica a Roma, lui avrà pianto per un mese perché non poteva accollarsi le spese. Se i giovani non si staccano dalla famiglia è perché non c’è alcuna sicurezza soprattutto al Sud: pensate a quanto costa un treno per spostarsi da Lecce a Roma, manco fosse una carrozza con i cavalli. La cosa peggiore è che è pieno di cervelloni che dovrebbero essere valorizzati per le loro capacità e invece in Italia lo sappiamo tutti come va, anch’io sarei voluta andar via ma non me lo sono potuto permettere; ho deciso di non fare un’altra università perché sarebbero stati altri soldi da spendere e così lavoravo e studiavo la sera”.

Gianrico D’Errico