Pd: Veltroni crea scompiglio sull’articolo 18

E’ bastato poco all’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, per attirare su di sé tutte le attenzioni di questa domenica politica. L’ex sindaco di Roma ha rilasciato un’intervista a La Repubblica, nella quale – tra le tante cose – ha parlato di articolo 18, precisando di considerare “anacronistico” l’immobilismo ostentato da certe parti sociali (leggi la Cgil). Una presa di posizione che ha indisposto il responsabile democratico dell’Economia, Stefano Fassina: “La prima regola per un dirigente nazionale – ha ricordato piccato a Veltroni – sarebbe quella di affermare la posizione del partito di cui è parte”.

Viva il governo Monti – Nella lunga intervista che l’ex numero uno del Pd, Walter Veltroni, ha rilsaciato oggi a La Repubblica, è possibile scorgere passaggi entusiastici sull’operato dell’attuale esecutivo: “Questo governo tecnico – ha notato il democratico – ha fatto in tre mesi più di quanto governi politici abbiano fatto in anni. Ha dimostrato non solo di voler risanare i conti, ma di voler cambiare molto del paese e vi sta riuscendo, con il consenso dei cittadini e dell’opinione pubblica internazionale”. Una promozione a pieni voti, con la quale l’ex sindaco di Roma sembra aver accorciato le distanze con i terzopolitisti e allungato – inevitabilmente – quelle con la parte più “critica” del suo stesso partito.

No a totem e tabù – E a confermare il sentore che la “sintonia” con alcuni colleghi non sia idilliaca, è arrivata anche la dichiarazione sull’articolo 18. “Sono d’accordo col non fermarsi di fronte ai santuari del no che hanno paralizzato l’Italia per decenni – ha detto Veltroni – Il nostro è un paese rissoso e immobile e perciò a rischio. Credo che finora il governo Monti stia realizzando una sintesi fra il rigore dei governi Ciampi e Amato e il riformismo del primo governo Prodi”. Di più: “Totem e tabù si intitolava un libro di Freud – ha continuato l’ex segretario del Pd – Ed è perfetto per definire gran parte del discorso pubblico in Italia. Bisogna cambiare un mercato del lavoro che continua a emarginare drammaticamente i giovani, i precari, le donne e il Sud. Ci vogliono più diritti per chi non ne ha nessuno”.

La risposta stizzita di Fassina – Tanto quanto basta a far innervosire Stefano Fassina, che su facebook ha scritto una piccata lettera all’indirizzo del neodem: “La prima regola per un dirigente nazionale – ha osservato il democratico – sarebbe quella di affermare la posizione del partito di cui è parte. La posizione del Pd sul mercato del lavoro e sull’articolo 18 è diversa dalla tua, ovviamente legittima, ma minoritaria nel partito e più vicina, invece – ha sottolineato Fassina – alla linea del ‘pensiero unico’ e alle proposte del centrodestra (è una constatazione, un fatto, non un’inaccettabile accusa di intelligenza con il nemico). In un partito serio, in un passaggio di fase così delicato – ha continuato il responsabile Economia del Pd – prima di dire la propria posizione, si dovrebbe ricordare la posizione del partito, sopratutto quando essa è stata votata dagli organismi dirigenti e confermata più volte, da ultimo nel Forum Lavoro del 12 gennaio scorso”.

Maria Saporito