Caos Iran, tra tagli alle esportazioni e tentativi di dialogo

Fine delle provocazioni – Dopo la lunga querelle sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, e dopo l’invio di navi iraniane nel Mar Mediterraneo, Teheran ha deciso di passare ai fatti: a partire da oggi, le forniture di petrolio verso Gran Bretagna e Francia saranno sospese. Una scelta non facile per Ahmadinejad, che ha rinunciato in un colpo solo al 18% delle esportazioni petrolifere del Paese, ma evidentemente ritenuta necessaria per “punire” i sue Stati che si sono maggiormante esposti nelle sanzioni al Paese mediorientale. L’annuncio di ritorsioni era già stato dato all’indomani dei provvedimenti dell’Unione Europea, e oltre ai due Stati esplicitamente toccati, rischia di coinvolgere anche il resto del continente: il prezzo del petrolio è imediatamente schizzato a quasi 105 dollari al barile, con inevitabili ripercussioni diffuse; e il nostro Paese è uno dei più a rischio: se infatti l’Iran dovesse chiudere i rubinetti anche per l’Italia sarebbero guai, visto che bel il 13% del nostro fabbisogno energetico è soddisfatto proprio dall’oro nero iraniano.

Negoziati – Nonostante questo clima, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha deciso di fare un altro tentativo di dialogo, inviando cinque delegati per una due giorni di negoziati con diversi esponenti locali. Teheran ha sempre detto di essere disponibile ai negoziati, ma fonti diplomatiche occidentali manifestano un generale pessimismo sull’esito della missione.

Contemporaneamente all’arrivo della squadra dell’Aiea, infatti, è iniziata in Iran l’ennesima sessione di addestramento dei celebri Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, che si stanno esplicitamente preparando per un imminente attacco occidentale, che stando alle fonti di Teheran sembra imminente e inevitabile.

Damiano Cristoforoni