Enrica Lexia, spunta l’ipotesi complotto: possibile grave incidente diplomatico

Sull’orlo della crisi – Quello che subito era sembrata uno strano e tragico incidente, sta giorno dopo giorno cambiando i suoi connotati, prendendo prima quelli del caso diplomatico, poi dell’incidente internazionale, fino a vedersi tratteggiati addosso i contorni del “complotto”. A riportare la notizia è Il Giornale, che pone seri dubbi sulla veridicità della tesi che accusa i due marinai italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dell’omicidio, dalla petroliera Enrica Lexie, a cui erano stati assegnati con compiti di protezione, di due pescatori indiani, scambiati per pirati; i due militari, però, negano con fermezza questa ipotesi, affermando solo di aver sparato in aria tre raffiche di avvertimento, a un peschereccio che, anche secondo altro personale presente sulla Lexie, è diverso per forma e per colore da quello dove sono state rinvenute le vittime.

Stando al Giornale, che cita una fonte riservata, “emergono incongruenze di assoluto rilievo che fanno ritenere possa trattarsi di due eventi separati”. Addirittura, si legge sulle righe del quotidiano, c’è la possibilità che la Lexie sia stata usata come capro espiatorio per proteggere qualcuno. Infatti, continua la fonte, “non esiste alcuna evidente correlazione tra i due eventi”: dopo gli interrogatori di tutte le parti coinvolte, risulta che le diverse ricostruzioni non collimano né sull’orario, né sulla posizione della petroliera al momento del fatto, che si trovava a cinque miglia nautiche di distanza da dove la collocano gli indiani.

Capro espiatorio – I militari italiani sono stati incastrati? La fonte del quotidiano parla di motivazioni politiche, ma aldilà dei possibili moventi, le prove addotte sembrano convincenti. In particolare, il Giornale racconta che l’ora della sparatoria dichiarata dalle autorità locali, le 21.50, corrisponde in realtà ad un attacco di pirati ad un’altra imbarcazione, avvenuto di fronte alla città di Kochi, zona dove si trovava anche la Lexie, ma in cui la petroliera italiana non ha avuto nessun ruolo. Se questo fatto fosse provato definitivamente, aumenterebbero le probabilità che i nostri marinai siano stati usati come capro espiatorio, per coprire crimini altrui.

La diplomazia – In India il caso è trattato da tutti i mezzi di comunicazione, e sta destando grande scalpore. Dopo qualche ora di trattativa serrata, Latorre e Girone hanno accettato di scendere dalla nave, ma solo dopo che il Console italiano si era fatto garantire dalle autorità locali di poter essere presente in tutte le fasi del procedimento nei confronti dei due marò.

Secondo la legislazione indiana, se l’ipotesi di omicidio fosse confermata, i due rischiano fino alla pena di morte, ma è proprio su questo aspetto che sono nati i primi problemi diplomatici: gli indiani intendono usare la propria legislazione per giudicare i due marinai, in quanto le vittime sono indiane; ma il Ministero degli Esteri italiano si oppone con forza, sostenendo che le leggi internazionali prevedono, per i reati commessi in mare, di applicare le leggi dello Stato di cui l’imbarcazione batte bandiera; inoltre, il fatto è avvenuto in acqua internazionali.

Per evitare il degenerare della situazione, già molto in bilico, è stata inviata nel Paese asiatico una task force congiunta dei Ministeri degli Esteri, Difesa e Giustizia; l’obiettivo è di fare chiarezza su una vicenda che inizia a presentare troppi punti oscuri e, in ogni caso, di garantire a cittadini italiani un equo trattamento.

Damiano Cristoforoni