Severino: Pene più severe per i corrotti

Intervenire sulla cosiddetta “geografia della giustizia” (disegnando una mappa più razionale dei tribunali presenti sul territorio italiano) e inasprire la pena per i reati di corruzione: sono questi due dei punti su cui il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha ieri marcato l’accento. Il Guardasigilli, ospite della trasmissione In mezz’ora, ha raccolto le proposte avanzate dal Procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, che ha anche chiesto al ministro di puntare su una maggiore “informatizzazione” del sistema giuridico.

Una nuova mappa della giustizia – Chiudere i tribunali più piccoli e meno efficienti, in modo da recuperare quelle risorse necessarie a far lavorare più serenamente i tribunali più grandi. La proposta del Procuratore Bruti Liberati è stata accolta con slancio dal ministro della Giustizia, Paola Severino: “Ci stiamo già lavorando – ha esordito – Bisogna intervenire sulla cosiddetta ‘geografia della giustizia’, che è ferma dal 1800. Occorre individuare dei criteri oggettivi, così che nessuno possa tirarti per la giacchetta e dirti perché hai abolito quel tribunale lasciando aperto quell’altro. Abbiamo elaborato una griglia di criteri – ha spiegato il ministro – che vanno dall’efficienza alla popolazione sul territorio alla capacità di smaltire processi, e abbiamo fatto una media. Se si è sotto quella media, si cade sotto la mannaia”.

Adeguare la misura della pena – E l’idea di rendere più aspra la pena per i reati di corruzione che, allo stato attuale, prevede un periodo massimo di 5 anni di reclusione? “La proposta di aumentare le pene per il reato di corruzione è una proposta su cui si deve ragionare e che mi trova d’accordo – ha affermato la Guardasigilli – La misura della pena è fondamentale, occorre che ogni pena sia adeguata al bene giuridico tutelato e a me sembra che sia corretto porre mano alla revisione delle pene in materia di corruzione“. Ma per Paola Severino è necessario andare oltre e denunciare la gravità dei reati che riguardano anche la sfera privata.

Punire i corrotti pubblici e privati – “Credo che il fenomeno di manager privati che intascano tangenti – ha precisato la titolare di via Arenula – sia un fenomeno da combattere con severità perché interferisce sulla concorrenza leale tra le imprese ed erode le parti sane della concorrenza tra imprese sane. Si tratterebbe di una piccola rivoluzione – ha spiegato la Guardasigilli – perché abbiamo sempre considerato la corruzione un fatto tipico della pubblica amministrazione, ma creare un’impresa etica rappresenta di per sé una rivoluzione”.

Maria Saporito