Caos Pd: Veltroni “cinguetta” e Bersani parte

Un partito malfermo, in costante stato confusionale e attraversato da umori spesso inconciliabili. E’ questa l’immagine che il Pd di Pier Luigi Bersani veicola da un po’ di tempo. A riaccendere i fari sulle interminabili diatribe interne è stata l’intervista rilasciata domenica scorsa da Walter Veltroni, in cui l’ex segretario ha di fatto aperto alla discussione sull’articolo 18. Una “licenza” che, oltre a procurargli il rimbrotto di Stefano Fassina,  ha dato il là all’ennesima crisi intestina, con  la presa di posizione del segretario che ha annunciato un tour de force per l‘Italia.

Distanze profonde – Il sentore è che il nodo sull’articolo 18 sia stato soltanto un pretesto. O meglio, che la distanza tra i democratici sullo scivoloso argomento sia sintomatica di un “guasto” ben più grande, ormai ampiamente snudato. Del resto, ad ammetterlo è stato lo stesso Walter Veltroni, che ieri su twitter ha così replicato alla spigolosa lettera inviatagli da Stefano Fassina. “Il problema non è l’art.18 – ha scritto l’ex sindaco capitolino – sul quale ho detto molto meno di quanto detto mille volte da Bersani. Il problema è il giudizio su Monti“.

Veltroni tifa Monti – Proprio la squadra dei Professori, infatti, potrebbe provocare una lacerazione irrimediabile nel Pd e sclerotizzare le divergenze tra coloro che salutano con entusiasmo ogni mossa governativa e coloro che, invece, optano per un atteggiamento più cauto e guardingo. Al primo gruppo appartiene Walter Veltroni, al secondo Pier Luigi Bersani, forti ciascuno di un seguito che contribuisce ad alimentare la “schizofrenia” del partito. “Se si pensa che il governo Monti, nonostante l’Ici agli immobili ecclesiali e la riduzione degli F35, la lotta all’evasione fiscale, lo stop al regalo frequenze a Mediaset, nonostante abbia evitato il tracollo dell’Italia (il tutto in due mesi), sia un governo di destra – ha continuato Veltroni nel suo “cinguettio” virtuale – allora bisogna avere il coraggio di discuterne. E civilmente. Senza dire che una opinione diversa è una opinione del nemico. Teorie pericolose. Avere opinioni diverse – ha chiuso l’ex segretario – è la democrazia

Il viaggio di Bersani – Dal canto suo, Pier Luigi Bersani ha ieri radunato i segretari regionali e provinciali del partito per ridettare la rotta. Il segretario sa bene che questo non è un momento facile e che la situazione attuale (segnata dalle solite “beghe”) rischia di riabilitare la vecchia fotografia di una sinistra rissosa e incapace di governare. Ai suoi interlocutori ha detto: “L’emergenza non è ancora superata, i problemi non sono stati risolti”. Anzi. Da qui l’idea di mettersi in viaggio, dando il via a un tour per lo Stivale volto a ristabilire la “sintonia” con i problemi degli italiani. Un’escursione nel paese reale, dove lo spread si è incancrenito nella crisi di chi non riesce più ad arrivare a fine mese. Con buona pace dei “montiani” che militano nelle file del suo partito.

Maria Saporito