Cileno ucciso: il vigile ha sparato da 3 metri

I rilievi balistici – Secondo la relazione fatta dal perito della Polizia scientifica a seguito degli esiti dei rilievi balistici sul proiettile che ha ucciso la scorsa settimana a Milano il cileno Marcelo Valentino Gomez Cortes, il colpo sarebbe stato esploso da una distanza molto ravvicinata, più o meno tre metri, invalidando quindi la versione data inizialmente dal vigile Alessandro Amigoni che aveva dichiarato di aver sparato da una distanza di 20 metri.

Le testimonianze dei colleghi – Ad aggravare la posizione del vigile anche la testimonianza dei colleghi presenti al momento dell’esplosione dei colpi che hanno dichiarato che il sudamericano stava scendendo dall’automobile per fuggire, perciò quando è stato colpito era in una fase di movimento molto lenta, inoltre il foro di entrata e di uscita del proiettile indica che il colpo è stato sparato alla spalla sinistra dal basso verso l’alto, quasi come se si trattasse di un’esecuzione.

Non voleva uccidere – Gli stessi colleghi hanno però precisato che Amigoni non aveva intenzione di uccidere e che negli attimi concitati dell’inseguimento non hanno ben chiaro cosa sia accaduto, anche se hanno notato che il vigile stesso, una volta colpito il cileno, non è riuscito a fermare la sua corsa, inciampando addirittura sul corpo della vittima. Certo è che la tensione all’interno del corpo di Polizia locale, a seguito dell’uccisione del vigile Niccolò Savarino, è altissima. Ora Amigoni è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale e, alla luce della perizia balistica, potrebbe essere richiesto il processo con rito abbreviato.

Marta Lock