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Rai: nessun canone su tablet e smartphone. Devono pagarlo le aziende che usano i pc come tv

Oggi la Rai ha specificato che non esige il canone per il “mero possesso” di un tablet o di uno smartphone collegato in Rete, mentre devono invece pagarlo le azienda che usano il pc come televisore. La precisazione da parte dell’azienda televisiva si è resa necessaria dopo le proteste di utenti e associazioni dei consumatori e quelle sollevatesi in Parlamento sull’applicazione della tassa a tutti gli apparecchi collegati al Web.

Le specifiche. “La Rai, a seguito di un confronto avvenuto questa mattina con il ministero dello Sviluppo Economico, precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla Rete, i tablet e gli smartphone”, si legge in un comunicato diramato da viale Mazzini. Il discorso cambia, però, fanno sapere dalla Rai, per il “canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori”. Anche se, aggiunge il comunicato, “il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più televisori”.

I dubbi. L’articolo 17 del decreto salva-Italia impone ad imprese e società di indicare sulla dichiarazione dei redditi il numero di “abbonamento radiotelevisivo speciale”. Per la Rai la tassa riguarda “un’utilizzazione molto specifica”, quella del pc appunto, mentre le emittenti pubbliche di altri Paesi europei, come la Gran Bretagna, esigono il canone per tutti “gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva”, dunque, oltre alla televisione, anche per computer collegati alla Rete, tablet e smartphone. Proprio in seguito a tali perplessità ieri Pd e Pdl hanno chiesto l’intervento del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera per chiarire se imprese e lavoratori autonomi che posseggono pc e tablet dovessero pagare il canone, definendo la potenziale richiesta di viale Mazzini una “forzatura normativa” e “priva di qualsiasi fondamento e razionalità”.

M.N.