Blogger condannato a morte. Ashton contro la pena capitale in Iran

“Rapito”. Catherine Ashton,  Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, ha rivolto un appello alle autorità iraniane affinchè ritirino la condanna a morte del blogger Malekpour Saeed. Quest’ultimo è un uomo iraniano di 36 anni, che viveva con sua moglie in Canada, dove aveva preso la  cittadinanza e lavorava come web designer.  Tornato in Iran nel 2008 per far visita ai suoi genitori, il giovane è stato arrestato con l’accusa, da parte delle autorità iraniane, di aver sviluppato un programma informatico allo scopo di diffondere materiale pornografico sulla rete. Da allora Saeed è detenuto a Evin, un carcere in cui vengono reclusi, principalmente, prigionieri politici e oppositori al regime e dove ha trascorso più di un anno in isolamento.

Pena. Torturato e minacciato per mesi, alla fine Saeed è “crollato” e, dietro la falsa promessa di un immediato rilascio nel caso in cui si fosse dichiarato colpevole, ha “confessato”  il suo crimine alla televisione di stato Iraniana. Alle sue dichiarazioni pubbliche però, non è seguita alcuna concessione di grazia da parte dello Stato. Saeed è rimasto in carcere e, circa un anno fa, la Suprema Corte lo ha condannato alla pena capitale per diffusione di materiale pornografico, agitazione contro il regime e insulti alla santità dell’Islam. Grazie all’intervento del governo canadese, la sentenza è stata sospesa, ma a gennaio di quest’anno la Corte Suprema di Tehran ha confermato la condanna a morte.

Violazione dei diritti. La Ashton aveva già esortato il governo iraniano affinchè rivedesse il proprio giudizio non solo su Malekpour, ma anche su altri blogger, come Vahid Asghari e Ahmadreza Hashempour, parimenti in attesa di esecuzione. La diplomatica, richiamandosi alle organizzazioni per i diritti civili, ha espresso seri dubbi a proposito della  “correttezza, trasparenza e velocità” con cui sono stati effettuati i procedimenti giudiziari. Ashton ha sottolineato, inoltre, il fatto che la condanna a morte in Iran viola obblighi internazionali ai sensi della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici ed è in forte contrasto rispetto alla politica dell’UE che, viceversa, ha una «posizione ferma e di principio contro la pena di morte».  Alla luce di tutto questo, la richiesta all’Iran è stata chiara e decisa:  fermare tutte le esecuzioni in sospeso ed introdurre una moratoria sulla pena di  morte.

Giovanna Fraccalvieri