Yemen: elezioni farsa o transizione democratica?


Elezioni presidenziali.
Oltre 12 milioni di yemeniti sono stati chiamati ieri alle urne per votare il vicepresidente Abd Rabbo Mansur Hadi, unico candidato alla successione del presidente Ali Abdallah Saleh. Quest’ultimo è stato al potere per 33 anni e il suo dominio sul Paese sarebbe continuato se la pressione internazionale non lo avesse condotto a firmare un accordo di transizione.

Diplomatica Ashton. Secondo Catherine Ashton, “Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri”, le elezioni presidenziali che si sono svolte ieri in Yemen hanno «aperto un nuovo capitolo nella storia del Paese, un capitolo che offre le premesse per un cambiamento atteso da tempo dal popolo yemenita».

Popolo yemenita. La Ashton ha espresso anche la sua ammirazione per il popolo yemenita che con coraggio e perseveranza, nonostante le condizioni disastrose in cui versa il Paese, ha «sostenuto il trasferimento pacifico dei poteri ed il processo di transizione» rendendo possibile «questo cambiamento cruciale».

Discorso con i fiocchi. Il discorso della diplomatica si è chiuso con la promessa che l’Unione europea presterà sempre il suo appoggio allo Yemen, un Paese che «si trova di fronte a grandi sfide, di natura umanitaria, economica e di sicurezza», una Nazione nuova, proiettata verso un futuro democratico e rispettoso dei  diritti umani.

La beffa. Davvero idilliaca la visione del futuro Yemen secondo la Ashton, un futuro che tutti auspichiamo, ma che sarà di difficile realizzazione, soprattutto considerando il fatto che le stesse elezioni svoltesi ieri sono state, a giudizio di molti, una farsa. Unico candidato infatti, era Abd Rabbo Mansur Hadi, ex vicepresidente del leader uscente Ali Abdullah Saleh.

Giovanna Fraccalvieri