Segreto bancario: la Svizzera prova a cancellare l’immagine di paradiso fiscale

Ieri la Svizzera ha annunciato di voler costringere le banche a maggiori impegni per assicurare che il denaro dei clienti stranieri sia sottoposto a tassazione e fare in modo che il Paese si scrolli di dosso l’immagine di paradiso fiscale. “L’attenzione è sul potenziamento dei requisiti di due diligence per le banche quando accettano asset, oltre alla richiesta ai clienti stranieri di fare una dichiarazione sull’adempimento dei loro obblighi fiscali”, si legge nel comunicato diramato ieri dal governo elvetico verso l’ora di pranzo.

Un percorso già avviato. La presa di posizione dell’esecutivo federale segue tutta una serie di misure già annunciate negli ultimi anni, tra le quali quella di rendere obbligatoria la collaborazione tra gli istituti di credito svizzeri  e le autorità straniere per perseguire i presunti evasori fiscali. Grazie alla tradizione del segreto bancario la Svizzera ha messo in piedi nel tempo una vera e propria industria di gestione di capitali stranieri da 2 mila miliardi di dollari Usa.

Il dossier italo-svizzero. Lo scorso lunedì, 20 febbraio, alcuni quotidiani della Confederazione elvetica hanno riportato la notizia circa lo studio da parte del governo Monti di un dossier per un accordo fiscale con la Svizzera dopo che in dicembre il premier italiano aveva reputato “non in linea con gli standard Ocse” quello già sul tavolo delle trattative, poiché troppo ricalcante, per il Professore, gli accordi già siglati tra l’esecutivo elvetico, la Germania e la Gran Bretagna che consentiranno alla Svizzera, dal 2013, di mantenere il segreto sull’identità dei correntisti esteri in cambio dell’applicazione di un’imposta sul capitale depositato e una sugli interessi maturati (imposta liberatoria) allineata all’aliquota applicata dal Paese d’origine dei capitali e ristornata agli Stati firmatari. Sembra che il ripensamento di Mario Monti si baserebbe sull’evidenza che un simile accordo permetterebbe, per le casse dell’erario italiano, entrate pari a 26 miliardi di euro.

M.N.