Severino e gli stipendi stellari: Guadagnare non è un peccato

Con i suoi 7 milioni di reddito dichiarato lo scorso anno, il ministro della Giustizia, Paola Severino, è la “paperona” incontrastata dell’attuale governo. Un primato che non sembra metterla in imbarazzo: “Guadagnare non è un peccato se lo si fa lecitamente”, ha spiegato oggi a La Repubblica.

Trasparenza sì, gossip no – Alla luce dei dati raccolti e che l’hanno incoronata ministro più ricco dell’attuale governo, Paola Severino non sembra essersi pentita del passo fatto, che l’ha costretta a far sapere a tutti a quanto ammonta la sua ricchezza personale.  “Ci ho pensato un giorno e una notte – ha ammesso – ma alla fine ho accettato perché questo paese mi ha dato tanto e quindi ho ritenuto, in un momento così critico, di dover restituire qualcosa”. “Penso che ogni personaggio pubblico – ha continuato il Guardasigilli – debba mettere in conto di poter perdere una parte della propria privacy per assicurare la massima trasparenza sul proprio comportamento”. Del resto, ha precisato: “La voglia di trasparenza dei cittadini è legittima ed era necessario soddisfarla. La trasparenza, però – ha aggiunto – non si deve trasformare in un gossip sulla vita di chiunque”.

Le tasse che producono ricchezza – Di più: la responsabile della Giustizia ha dichiarato di considerare imprescindibile il rapporto tra ciò che si guadagna e ciò che viene restituito allo Stato: “Guadagnare non è un peccato – ha spiegato – se lo si fa lecitamente producendo altra ricchezza e pagando le tasse“. E lei di tasse ne paga tante: “Con i miei 4 milioni di euro – ha detto – si potrebbe costruire il padiglione di un ospedale o un edificio scolastico, oppure ampliare un carcere. E si può concretizzare il numero di cose che si potrebbero fare se tutti i cittadini – ha concluso il ministro Severino – compissero il proprio dovere fiscale”.

Maria Saporito