Il ministro Severino inciampa su una villa da 10 milioni

E’ stato Il Fatto Quotidiano a segnalare la piccola “svista” inerente la dichiarazione dei redditi del ministro Paola Severino. Il Guardasigilli, come ben noto, è l’esponente più ricco dell’attuale governo con un patrimonio superiore ai 7 milioni di euro. Ma stando alle verifiche del quotidiano diretto da Antonio Padellaro, nella dichiarazione ufficializzata martedì scorso (a garanzia della trasparenza), il ministro avrebbe omesso di indicare la villa in cui attualmente risiede. “Non si può far passare un’erronea interpretazione da parte del mio commercialista – ha replicato Paola Severino al Fatto Quotidiano – come un occultamento voluto”.

Una “svista” costosa – Una villa poco distante dall’Appia Antica, con un valore patrimoniale stimabile intorno ai 10 milioni di euro. La residenza romana del ministro della Giustizia, Paola Severino, non compare nella dichiarazione consegnata martedì scorso alla presidenza del Consiglio e messa on line sui siti istituzionali. A rivelarlo è stato Il Fatto Quotidiano, che ha “scovato” la dimora lussuosa del Guardasigilli e riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la clamorosa “dimenticanza”. La villa, acquistata dal ministro nel 2005, è sede della società semplice Sedibel, di cui la Severino detiene il 90% delle quotazioni (le restanti 10% appartengono alla figlia Eleonora Di Benedetto).

La replica del ministro – La lettura dell’articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano – che ha titolato “La Severino dimentica una villa da 10 milioni” – ha indispettito la titolare di via Arenula, che ha scritto una lettera al giornale: “Non esiste davvero alcun mistero”, ha esordito il ministro.”Se l’esistenza della società semplice Sedibel, e dunque della ‘misteriosa villa’, non risulta sul sito Internet del Ministero della Giustizia a causa di una erronea interpretazione da parte del mio commercialista di un prestampato cortesemente fornitoci lo scorso 9 febbraio dalla Presidenza del Consiglio – ha spiegato Severino – non si può far passare tutto ciò come un occultamento voluto”.

Maria Saporito