Matrimonio combinato: picchiata e segregata da padre e marito

Matrimonio combinato. Accade oggi, nel 2012, nell’hinterland milanese: una 23enne di origine pakistana è stata costretta dal padre a sposare un suo connazionale. Tutto era iniziato quando il genitore aveva mostrato alla giovane, allora 19enne, le foto del figlio di un amico presentandoglielo come suo futuro marito. La ragazza, cresciuta dall’età di 7 anni in Italia e avulsa dalle tradizioni di un Pakistan arcaico, si oppose con fermezza all’imposizione paterna, ma la sua forza di volontà non fu sufficiente. Durante un viaggio nel suo Paese natio infatti, la giovane venne costretta a conoscere il suo futuro sposo e a promettergli la “propria mano”. Fu così che, di lì a pochi mesi, venne celebrato il matrimonio.

Violenza. Un matrimonio combinato però, è un matrimonio senza amore né amicizia. Di questo se ne sarà accorto il neo marito che costringeva la sposa ad avere rapporti sessuali con lui. “Stanco” di essere rifiutato, il “consorte” si è lamentato con il suocero che è intervenuto picchiando ripetutamente la figlia e segregandola in casa senza telefono.

Segregata. La scomparsa della giovane italo-pakistana, non ha lasciato indifferenti gli amici che hanno cominciato a cercarla e ad appostarsi sotto casa sua fino a quando, uno di loro, ha trovato in  strada un biglietto lanciato dalla finestra, in cui la ragazza chiedeva aiuto. A quel punto il giovane, di cui pare la 23enne fosse innamorata, l’ha aiutata a scappare e l’ha accompagnata alla Questura di Milano, per presentare denuncia contro il padre e il marito.

Mors tua vita mea. A distanza di un anno da questa triste vicenda, il gip Chiara Valori, su richiesta del pm Gianluca Prisco, ha disposto un provvedimento di arresto per i due uomini con l’accusa di violenza. Il marito 25enne e il padre 50enne sono attualmente in carcere. Nonostante le violenze subite, la ragazza adesso è al sicuro: risiede in una struttura protetta, lontana da quegli uomini che avrebbero dovuto proteggerla e che, invece, si sono trasformati nei suoi aguzzini, lontana da una famiglia che non è intervenuta in suo aiuto, lontana da un destino di morte che, tragicamente, ha colpito in passato altre giovani migranti, protagoniste, loro malgrado, di vicende simili.

Giovanna Fraccalvieri