Nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania. Sanzione internazionale

Nuovi insediamenti. Israele ha annunciato ieri la costruzione di 500 nuove unità abitative nella colonia di Shilo all’interno della Cisgiordania; è previsto, inoltre, il consolidamento di altre 200 abitazioni dei coloni residenti a Shvut Rachel. Gli insediamenti israeliani sorgono in Cisgiordania e sulle Alture del Golan, nei territori che sono stati occupati durante la Guerra dei sei giorni del 1967.

Sanzione internazionale. L’Unione Europea, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, Amnesty International e Human Rights Watch, considerano gli insediamenti una violazione del diritto internazionale. In modo particolare, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l’Assemblea generale delle Nazioni Unite hanno condannato più volte Israele per la costruzione e l’ampliamento delle colonie. Ciononostante, il governo israeliano continua ad autorizzare l’insediamento di nuove unità abitative nel Territorio palestinese occupato.

Pace sacrificata. Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, si è opposto fermamente alla costruzione di nuove unità abitative israeliane, denunciando il governo di Benjamin Netanyahu che sacrifica la pace all’ampliamento delle colonie. Dello stesso parere Robert Serry, coordinatore dell’Onu per il processo di pace in Medio oriente, secondo il quale: «L’autorizzazione di nuove costruzioni nel Territorio palestinese occupato è un atto deplorevole e ci allontana ulteriormente dalla soluzione di due Stati per due popoli». Sulla questione è intervenuta infine, Catherine Ashton,  Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza  che ha invitato Israele a rivedere la decisione.

Illegalità. La Corte internazionale di giustizia ha confermato l’illegalità degli insediamenti israeliani in quanto violano l’art. 49.6 della Quarta Convenzione di Ginevra: «La potenza occupante non potrà mai procedere alla deportazione o al trasferimento di una parte della propria popolazione civile sul territorio da essa occupato». C’è, poi, lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, non ratificato da Israele, che definisce «il trasferimento, diretto o indiretto, da parte di una potenza occupante, di una parte della propria popolazione civile, sul territorio da essa occupato» come un crimine di guerra.

Giovanna Fraccalvieri