Mentana su condanna Formigli: La Fiat non può fare la verginella con l’informazione

In un’intervista rilasciata ieri a Il Fatto Quotidiano, il direttore del Tg della 7, Enrico Mentana, è intervenuto a gamba tesa sul bistrattato diritto di critica dell’informazione. Prendendo a pretesto il maxi risarcimento (di 7 milioni di euro) chiesti dalla Fiat alla Rai e al giornalista Corrado Formigli, Mentana ha ripercorso alcune tappe del rapporto “malato” tra le aziende e l’informazione. “La Fiat – ha concluso – non deve fare la verginella“.

Il problema è nel sistema – “Mettiamo che Formigli abbia sbagliato. Io non difendo la corporazione. Né lui o Santoro in quanto tali. Ci fosse stato Vespa avrei fatto lo stesso. Io parlo di un principio più importante, di un problema che è nel sistema“. Per Enrico Mentana, la condanna (in primo grado) imposta alla Rai e a Corrado Formigli per il servizio televisivo in cui il giornalista ha messo alla luce alcune “criticità” della Fiat Mito scomoda considerazioni che vanno la di là della solidarietà tra colleghi. “La Fiat, che ne ha fatto sempre parte del sistema, circondata da consensi imbarazzanti e applausi aprioristici della stampa generalista – ha precisato Mentana – non può ignorarlo né pretendere di essere trattata come un potere svincolato dalle leggi. Non può censurare il diritto di critica“.

Giornalisti a disposizione – Ma che il problema non riguardi solo il Lingotto, Mentana non ha avuto difficoltà ad ammetterlo: “Per anni i cronisti di moda e quelli che si occupano di sanità sono stati scorrazzati gratis in giro per il mondo – ha rivelato il direttore – Venivano perfino inviati a spese delle case farmaceutiche ai congressi sulla lotta contro l’Aids”. E tornado alla Fiat: “I miei colleghi prendevano macchine in prestito senza pagare – ha aggiunto Mentana – Una cosa ridicola, francamente ridicola. Un altro tipo di commercio a chilometri zero. I giornalisti sono stati e sono ancora una categoria ‘disponibile’“.

Verginità perduta – Da qui l’amara considerazione: “In questo stagno è persino normale che un’azienda enorme si senta legittimata a esercitare pressioni e diffide – ha notato il direttore –  Ma se la 500 è nella nostra storia, sarebbe bello poter affermare, senza temere la decapitazione, che la Duna è un orrore postmoderno. Possibile sia vietato?”. “La verità è che non c’è stata una sola persona che abbia mai tentato di invertire la tendenza – ha concluso il giornalista – La Fiat non deve fare la verginella con l’informazione”.

Maria Saporito