Telegramma Fiat ai tre operai reintegrati: Restate a casa

Il telegramma Fiat: Restate a casa. La casa automobilistica torinese, a seguito della sentenza  di due giorni fa che ha imposto il reintegro dei tre operai dello stabilimento di Melfi, licenziati l’anno scorso, ha spedito a Barozzino, Lamorte e Pignatelli un telegramma nel quale indica la sua  non volontà di “avvalersi delle prestazioni lavorative”. Gli operai reintegrati insomma, dovrebbero rimanere a casa.  Fiat avrebbe anche fatto sapere di avere l’intenzione di corrispondere integralmente stipendi e tutto quanto dovuto ai tre lavoratori, di cui però non pare proprio non intenda servirsi.

Il carrello bloccato. La vicenda che vede scontrarsi Barozzino, Lamorte e Pignatelli e il colosso automobilistico inizia nell’estata di due anni fa, quando Fiat licenzia i tre lavoratori, per aver bloccato un carrello durante uno sciopero, accusandoli di aver ostacolato il regolare procedere della produzione industriale. Due di loro sono rappresentanti sindacali, l’altro è comunque iscritto alla Fiom. Il Giudice del lavoro, un mese dopo, obbliga Fiat al loro reintegro.  La casa, secondo il Giudice, ha tenuto un “comportamento antisindacale”.Fiat li fa entrare nello stabilimento, ma impedisce loro l’acesso alle linee produttive. Fornisce una stanza per svolgere attività sindacale, ma i tre non ci stanno, escono dallo stabilimento e non ci rientrano più.

I ricorsi. Intanto la Fiat fa ricorso, accolto nel luglio dell’anno scorso ed a seguito del quale i tre vengono (nuovamente) licenziati. La Fiom, l’unico sindacato che non ha firmato il contratto nazionale, non molla e ricorre in Appello, vinto due giorni fa, quando il Tribunale di Potenza (ri) ordina un secondo reintegro dei tre operai protagonisti della vicenda. L’azienda di Marchionne, che ricorrerà in Cassazione, ha però fatto sapere agli operai coinvolti nella vicenda di non volersi servire delle loro prestazioni.

A.S.