Gino Paoli, Senza Fine Live a Milano (foto)

Gino Paoli, Concerto, Milano, Foto. Sono le 21 e 15, con qualche minuto di ritardo per permettere al pubblico di accomodarsi in sala, si apre il sipario al “Teatro Nuovo” di Milano per il concerto del grande Gino Paoli, settantasette primavere ma carica e carisma da ventenne.

“Cosa farò da grande” è il primo brano proposto dall’artista di cuore genovese.
«Come mai sono ancora qui a cantare? Parecchi anni fa con Enzo Iannacci, discutevamo di quanto eravamo fortunati a poter fare ancora questo lavoro dopo trent’anni di carriera. Ne sono passati altri trenta…» sono le parole di un loquace Gino, che intratterrà il pubblico con tanti racconti e battute.
“La gatta” è il secondo brano, pezzo che ha lanciato il cantautore ligure.
«Un giorno un giornalista mi chiese: al concerto le fai tutte? Io gli dissi: ma come faccio? In questo concerto cercherò di raccontare delle storie attraverso alcuni dei miei brani più significativi».

“Perduti” è la terza canzone, che vede il cantautore dietro il suo pianoforte. I primi versi della strofa, una risata fragorosa e un’interruzione: Gino non si ricorda il testo, ci ride sopra e passa alla canzone successiva.
“Sassi”, “Il Mare, Il Cielo, Un Uomo” e “Mediterraneo”, brano di Joan Manuel Serrat tradotto da Gino Paoli, sono proposti senza interruzioni, con un’enfasi crescente. Paoli è accompagnato da cinque musicisti: fisarmonica, tastiere, chitarra, basso e batteria.

E’ il momento di un’altra introduzione, piccole riflessioni raccontate con tanta poesia: «La canzone è arte. E’ però un arte particolare, un brano diventa strumento di chi lo usa. Il pubblico fa sua una canzone e gli attribuisce un significato personale. Ci sono canzoni che hanno emozionato e che per ognuno significano un ben preciso momento della propria vita. Per questo lascio cantare a voi “Sapore di sale”».
Partono le prime note del conosciutissimo brano e il pubblico canta all’unisono la prima strofa della canzone, lasciando poi spazio a Gino che con la sua voce, ancora perfetta e piena, stupisce e fa sognare tutte le persone presenti in platea.

“Io vado con l’anima”, “L’ufficio Delle Cose Perdute”, “Due Vite”, “Il nome” si susseguono in scaletta.
“Il cielo in una stanza”, “E mi innamorerai”, “Che cosa c’e” e “Una lunga storia d’amore” sono le canzoni che riscuotono più successo tra i vari fan accorsi.

Il concerto si conclude, dopo un’ora e mezza abbondante con “Senza fine”.
Gli applausi sono abbondanti, anche durante tutta la performance, qualcuno grida: “Sei un poeta”, altri: “Sei grandissimo”.
Gino Paoli, nonostante il tempo sia passato inesorabile anche per lui, dimostra il solito carisma sul palco. Le sue canzoni non hanno perso smalto lungo questi anni, grazie anche alla sua timbrica particolare rimasta intatta.

Pier Luigi Balzarini

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Fotografie di Pier Luigi Balzarini