Prodi difende l’euro e bacchetta la Merkel

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:50

Nel giorno del decimo compleanno della moneta unica europea, è toccato all’ex premier Romano Prodi ripercorrere la breve e contrastata storia dell’euro. L’occasione l’ha fornita ieri a Bologna la presentazione del libro-intervista “Dieci anni con l’euro in tasca” (edito da Aliberti), in cui Romano Prodi (insieme all’ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors) è stato interpellato sulla discussa valuta, alla luce degli sviluppi finanziari che hanno portato non pochi sconquassi nell’Eurozona.

Stop alle paure – Con gli andamenti borsistici in continua fibrillazione e lo spread che – nonostante la “cura Monti” – continua a mantenersi su livelli poco confortanti, per l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, non è stato facile prendere le difese dell’euro. La moneta unica, indicata da molti osservatori come l’origine di ogni male, ha compiuto ieri 10 anni e Prodi ha voluto “festeggiarla” a modo suo. “Indietro non si torna – ha scandito – L’Unione verrà completata, passo passo, quando finirà l’era delle paure“. E “quando i leader torneranno a fidarsi del club di cui fanno parte”, ha aggiunto il Professore di Bologna.

L’affondo sulla Merkel – “Nell’ultimo anno e mezzo – ha spiegato l’ex premier – c’è stata una crisi che poteva essere tamponata facilmente, ma le differenze di vedute, per non dire le discordie, tra i leader europei hanno reso la situazione sempre più complessa”. Un crescendo di diffidenza e d’instabilità favorita – secondo Prodi – (anche) dalla rigorosissima Germania: “Nella Merkel – ha tagliato corto l’ex presidente del Consiglio – c’è un senso missionario che mi secca quando dice di fare i compiti a casa. E quando si rivolge ai greci, non so se lo fa con un senso di predica o moralistico”.

Il dovere della solidarietà – Di più: “La Germania ha ragione quando dice che non vuole essere lei a pagare i debiti greci – ha ammesso il padre nobile del Pd – ma noi tutti dobbiamo ricordarci che all’epoca del mio mandato in Europa furono sopratutto i tedeschi che si opposero a una Corte dei conti speciale a livello europeo per controllare i bilanci dei singoli paesi. I greci hanno potuto falsificare i loro bilanci per anni e anni senza che nessuno potesse dimostrarlo – ha precisato l’ex premier – Certo nei corridoi si sussurrava qualcosa, ma nessuno aveva in mano i dati per poter far emergere il problema”. Quindi, ha concluso il Professore: “La Germania ha il diritto di lamentarsi, ma il dovere di essere solidale“.

Reticente sulla politica interna – Come uscire dal momento di evidente difficoltà? “Con un coordinamento delle politiche economiche, una Banca centrale forte e gli eurobond“, ha spiegato Romano Prodi, che ha invece svicolato le domande di politica interna. Sull’operato del nuovo governo: “Dopo i primi 100 giorni, gli auguro che ne compia tanti altri”, si è limitato a dire l’ex premier. E sull’articolo 18: “Non ne parlo, neppure se i carabinieri in sala mi ammanettano”, ha scherzato il Professore.

Maria Saporito

 

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