Liberalizzazioni, si va verso la fiducia

Il testo sulle liberalizzazioni, “appesantito” dai circa 1.700 emendamenti presentati dai vari schieramenti politici, dovrà uscire dall’Aula del Senato entro tempi stretti. Per questo, la convinzione più diffusa è che sul provvedimento il governo deciderà di porre la fiducia così da velocizzare il passaggio alla Camera e la finale conversione in legge entro la fine di marzo. A dettare il timing è stato lo stesso presidente del Consiglio: “Ci aspettiamo che questa settimana il Senato concluda il suo esame”, ha detto ieri Mario Monti.

Le intenzioni del premier – Il decreto sulle liberalizzazioni non può rischiare di arenarsi nelle discussioni delle Aule: è questa la convinzione del capo del governo, Mario Monti, che ha ieri evidenziato non solo l’intenzione di vigilare sulla velocità dei tempi di approvazione, ma anche sul sostanziale rispetto dei contenuti. “Seguiremo con molta attenzione il successivo dibattito alla Camera – ha spiegato il Professore – per assicurarci che il testo finale che diventerà legge contenga i risultati desiderati in termini di sviluppo, di occupazione e di minori costi per imprese e cittadini”.

Da Pd e Pdl sì alla fiducia – Parole che, lette in controluce, sembrano condurre a un’unica possibile soluzione: quella di porre la fiducia sul testo. Come confermato dalla pidiellina Simona Vicari, co-relatrice del decreto licenziato dalla Commissione Industria del Senato: “Data la mole degli emendamenti presentati – ha notato – la fiducia è sicura“. A non opporre resistenza sarà anche Filippo Bubbico del Pd: “Siamo abbastanza soddisfatti del lavoro svoltò – ha detto – La fiducia sul testo licenziato dalla Commissione rappresenterà un passaggio che rafforza il lavoro prodotto dal Parlamento“.

La frenata dell’Udc – E se anche i capigruppo di Pd e Pdl al Senato, Anna Finocchiaro e Maurizio Gasparri, hanno sostanzialmente benedetto il decreto e spianato la strada al voto di fiducia in Aula, a sorpresa è giunta, invece, la parziale frenata del Terzo Polo. “Voteremo la fiducia sulle liberalizzazioni – ha assicurato il capogruppo dell’Udc, Giampiero D’Alia – anche se non siamo contenti del provvedimento. Il testo non ci entusiasma perché si poteva fare meglio e di più  soprattutto sul fronte dei taxi, delle professioni e dei servizi al cittadino in materia di farmaci”.

Il no delle opposizioni – A sbarrare la strada saranno, infine, i due partiti all’opposizione: Antonio Di Pietro ha già liquidato il decreto come l’ennesimo “provvedimento di facciata”, mentre Roberto Maroni ha promesso battaglia sul nodo relativo alla Tesoreria unica. “E’ uno sfregio grave che neanche Craxi e il Caf osarono fare – ha tagliato corto l’ex titolare del Viminale – Siamo pronti alla class action“.

Maria Saporito