Alfano e il vertice saltato: le reazioni dei politici e del ministro Riccardi

La “bomba” sganciata ieri all’ora di pranzo da Angelino Alfano – che ha annunciato di non voler partecipare al vertice convocato in serata a Palazzo Chigi – ha tenuto sotto scacco l’intera classe politica. Il forfait ufficializzato dall’ex Guardasigilli, che ha costretto il premier ad annullare l’incontro con Bersani e Casini, non poteva infatti lasciare indifferenti. Al prevedibile commento fornito dal segretario del Pd si è aggiunto anche quello dell’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, in rappresentanza del Terzo Polo. Ma a suscitare maggiore interesse è stata la “stilettata” consegnata dal ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, alla collega Paola Severino: “Vogliono solo strumentalizzare – ha tagliato corto Riccardi riferendosi alla “mossa” di Alfano – E’ la cosa che mi fa più schifo della politica“.

La giustizia mette in fuga Alfano – Tra i primi a puntare l’indice contro l’imprevista decisione del segretario del Pdl, Angelino Alfano, che ha scelto di “snobbare” il vertice serale con gli altri leader della maggioranza e il premier Mario Monti, va menzionato sicuramente Pier Luigi Bersani. “Il gesto di Alfano – ha detto il segretario del Pd a Sky Tg24 – è totalmente inopinato e inaspettato. Non è affatto vero che il presidente del Consiglio ci abbia invitati solo per discutere di Rai e giustizia, ma del punto programmatico del governo. Credo che il problema di Alfano – ha osservato Bersani – sia che si parlasse anche di Rai e giustizia, in particolare di giustizia. Se è così è un punto molto, molto delicato”.

La necessità delle riforme – “Non c’è nessun problema tra i partiti – ha però precisato Bersani – Il governo ci ha chiamato e noi siamo pronti a discutere di tutto. Se qualcuno non vuole si dica questo, questo è lo stato dell’arte. Ognuno esercita la sua responsabilità – ha concluso il democratico – sia coerente e abbandoni gli interessi di bottega”. Il vertice saltato a Palazzo Chigi ha spinto gli esponenti del Terzo Polo a convocare una riunione, a conclusione della quale è stato il leader dell’Api, Francesco Rutelli, a fornire la sintesi. “La piattaforma del governo – ha detto l’ex sindaco di Roma – è di riforme coraggiose e non può essere esclusa da queste la legge anticorruzione così come un’altra serie di passaggi importanti che scandiscono l’operato di Monti da qui alla fine della legislatura”.

La stilettata di Riccardi – “Rispettiamo il Pdl – ha continuato Rutelli – ma emerge la necessità che su tutte le riforme, su tutte le priorità, la maggioranza, pur con sensibilità diverse, trovi un passo comune perché la priorità – ha spiegato – è rafforzare il governo Monti”. Ma a calamitare l’attenzione di tutti sono state le parole del ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, “pizzicato” dai giornalisti mentre consegnava alla collega Paola Severino considerazioni poco lusinghiere sui politici. “Alfano voleva creare il caso – ha detto Riccardi –  vogliono solo strumentalizzare. E’ questa la cosa che mi fa più schifo della politica, ma quei tempi sono finiti”.

Pdl inferocito – Tanto quanto basta a far scoppiare un casus belli, con le richieste di dimissioni del ministro invocate da molti pidiellini. “Se al ministro Riccardi facciamo schifo – ha replicato piccato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto – può benissimo prendere definitivamente le distanze da noi dimettendosi. In caso diverso metterebbe in evidenza una straordinaria dose di doppiezza e di opportunismo continuando a fare il ministro con il voto di chi disprezza”. Un pasticcio non da poco, a cui Riccardi ha tentato di rimediare in serata formulando le sue scuse: “Si è trattato di battute estrapolate nel corso di una conversazione informale”, ha detto.

Maria Saporito