Semplificazioni: governo chiede la fiducia

Anche sul decreto legge incardinato sulle semplificazioni il governo ha chiesto di porre la fiducia. Ad annunciarlo è stato ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. La decisione è giunta a conclusione di una concitata giornata, in cui il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, ha rischiato di mandare tutto all’aria, minacciando di presentare un maxiemendamento che avrebbe vanificato il lavoro svolto dalle Commissioni. L’eventualità ha fatto saltare sulla sedia soprattutto il Pd, che ha minacciato di non votare a favore del provvedimento. Alla fine un’intesa è stata trovata, soprattutto in riferimento al nodo più intricato: quello che riguarda le assunzioni nella scuola.

Verso il voto finale – Anche il decreto legge sulle semplificazioni sembra correre su un binario dell’Alta Velocità: alle 12 di questa mattina inizieranno alla Camera le dichiarazioni di voto, seguite alle 13,30 dall’appello nominale sulla questione posta dal governo. Tanto quanto basta a rendere credibile l’ipotesi ventilata dal governo che stima di giungere alla votazione finale già martedì prossimo. Ma il provvedimento che mira a rendere meno complicato il rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione ha rischiato ieri di arenarsi, compromettendo i risultati centrati fino a quel momento.

I dubbi di Polillo – Dopo gli emendamenti presentati alla Camera dalle Commissioni competenti, a mettersi di traverso è stato il sottosegretario Gianfranco Polillo, che ha evidenziato l’impossibilità di garantire l’assunzione di 10 mila precari della scuola per mancanza di coperture sicure. La proposta avanzata dal Pd di puntare su un aumento delle accise sulla birra e sugli alcolici non ha, infatti, convinto Polillo che ha minacciato di presentare un maxiemendamento. “Non esiste che un sottosegretario minacci una Commissione parlamentare – ha tuonato ieri il democratico Dario Franceschini – di ricorrere a un maxiemendamento su cui mettere la fiducia anziché sul testo votato dalle Commissioni se non viene modificata una norma già approvata e non gradita”.

Stop al blocco dell’organico – Un incidente di percorso, che non ha però impedito il raggiungimento di un’intesa finale. Dal decreto è alla fine scomparsa l’indicazione delle 10 mila assunzioni (come sostanzialmente voluto da Polillo), ma è stato confermato lo stop al blocco dell’organico scolastico che era stato stabilito dal precedente governo. In pratica al ministro dell’Istruzione toccherà di verificare periodicamente (ogni 3 mesi)  la reale situazione della popolazione scolastica, provvedendo a far corrispondere a un eventuale aumento degli studenti anche un aumento degli insegnanti. A coprire i costi non saranno – come proposto in un primo momento dal Pd – le accise sulla birra, ma un fondo istituito dal ministero dell’Istruzione e i ricavi ottenuti dal Lotto e da altri giochi.

Il parere del ministro – Nel pomeriggio è giunto anche il commento del ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi: “Le semplificazioni – ha spiegato – sono un elemento di crescita perché liberano risorse dando maggiori opportunità e rendendo più semplice la vita ai cittadini e alle imprese. Il provvedimento – ha aggiunto – costituisce un tassello di un rinnovato rapporto fra i cittadini e l’amministrazione, un cittadino progressivamente meno suddito e un’amministrazione con progressivamente meno potere e più servizio”. “Il decreto è sicuramente migliorato nell’esame delle Commissioni – ha constato sul finale il ministro – ma poteva essere migliorato ulteriormente“.

Maria Saporito