Sentenza della Cassazione, Dell’Utri rischia il carcere

Dell’Utri sentenza Cassazione – Sono ore decisive per Marcello Dell’Utri che attende con ansia la sentenza della Cassazione. In caso di condanna, infatti, per Dell’Utri si aprirebbero le porte del carcere come già avvenuto per Totò Cuffaro. Ma a differenza dell’ex Presidente della Regione Siciliana l’arresto da parte di Marcello Dell’Utri avrebbe inevitabilmente delle ripercussioni anche politiche e sarebbe un ulteriore segnale della fine dell’era berlusconiana. Non tanto perché l’inchiesta tocca da vicino l’ex premier ma perché la discesa in politica di Silvio Berlusconi e l’ascesa del suo partito sono dovute sostanzialmente al lavoro che Dell’Utri ha garantito negli anni trasformando una grande azienda come Pubblitalia in una perfetta macchina elettorale che ha regalato agli italiani il sogno proprio del berlusconismo.

La condannaAi giudici della Cassazione spetta il compito di confermare o meno quanto stabilito nei processi di primo grado – in cui il senatore è stato condannato a 9 anni – e di secondo (7 anni). Ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa per aver “intrattenendo rapporti con boss e uomini d’onore”, stando alle motivazioni della sentenza d’ appello, depositate a novembre, Dell’Utri non si sarebbe limitato a “proteggere” quello che allora era solo un facoltoso imprenditore facendo entrare in casa sua un personaggio come Vittorio Mangano. L’attesa per la sentenza della quinta sezione penale della Cassazione si arricchisce anche delle polemiche per la composizione del collegio chiamato a giudicare Dell’Utri. A presiederlo sarà il giudice Aldo Grassi indicato da molti come un fedelissimo di Corrado Carnevale, meglio noto con l’appellativo di «ammazzasentenze». Il senatore del Pdl sarà difeso dall’avvocato Massimo Krogh, legale di molti nomi eccellenti della finanza e dell’inchiesta calciopoli. La sentenza è attesa per la giornata di venerdì ma non è escluso che possa slittare all’indomani come del resto avvenne anche nel caso di Cuffaro.

D.M.