Strage di via D’Amelio, quattro nuovi arresti

Le nuove indagini – Secondo un nuovo filone dell’indagine relativa all’uccisione del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta avvenuta in via D’Amelio, che ha permesso la revisione dei processi sulla strage, Totò Riina riteneva il giudice un ostacolo alla trattativa con esponenti del Governo, perciò ne dispose l’uccisione. Sempre secondo il giudice che ha emesso le quattro ordinanze di custodia cautelare, la trattativa era a un punto morto, perciò Riina aveva bisogno di rivitalizzarla e allo stesso tempo riaffermare il suo potere con un gesto eclatante.

I mandati d’arresto – Le ordinanze sono state emesse a carico di Salvatore Madonia, e dei due presunti esecutori, Vittorio Tutino e Salvatore Vitale, oltre che del pentito Calogero Pulci per falsa testimonianza. Secondo i mandati eseguiti dagli uomini della Dia, i quattro sono accusati oltre che di strage aggravata, anche di aver agevolato l’associazione mafiosa e di aver agito per fini terroristici. Tutino è accusato, insieme al pentito Spatuzza che con le sue rivelazioni ha permesso la revisione dei processi, di aver rubato la Fiat 126 usata per la strage, mentre Vitale, grazie al suo appartamento situato proprio sotto quello della sorella di Borsellino, è stato la talpa che ha permesso l’organizzazione logistica della strage, rivelando orari e abitudini del giudice.

Borsellino aveva scoperto la trattativa – Il giudice era perfettamente al corrente della trattativa tra le istituzioni governative e la mafia per ammorbidire il regime carcerario del 41 bis, ed era considerato come un pesante ostacolo da eliminare al più presto, al punto che Riina sospese l’esecuzione dell’attentato già previsto a danno di Mannino, all’epoca segretario della Dc, per dare la priorità a quello contro Borsellino.

Marta Lock