NewNotizie intervista Cassandra Casbah: “le mie serate di poesia travestita da cabaret”

NewNotizie intervista Gianluca De Col un giovane artista veneto con la passione per l’arte e la recitazione “en travesti”. Uno dei suoi personaggi di maggior successo è Cassandra Casbah, la variopinta Drag Queen che si esibisce in diversi locali di Milano riscuotendo unanime consenso di critica e pubblico. Una Drag Queen intellettuale che intrattiene il pubblico con monologhi e brani cantati in rigoroso playback, che fa riflettere e diverte. Approfondiamo l’argomento e scopriamo da dove nasce questo personaggio e quali sono i progetti per il futuro dalle parole dell’artista.

Ciao Gianluca, puoi parlarci della tua formazione e della tua storia nel teatro?

Mi sono diplomato alla scuola per attori  del Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni nel 2000,  e  al corso di drammaturgia della Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano nel 2003.  Ho seguito poi numerosi laboratori e seminari. Per quanto riguarda la drammaturgia il mio punto di riferimento è stata Renata Molinari, mia insegnante anche alla Paolo Grassi. Ho seguito laboratori condotti da Rena Mirecka, attrice del teatro laboratorio di Grotowsky, Maria Consagra, Nekrosius, Teatro delle Moire. Ho cominciato a fare teatro quando ero a Belluno, mia città d’origine, e da allora ho continuato. C’è stato un periodo piuttosto lungo in cui ho lavorato come autore in RAI per una trasmissione per bambini, e poi scrivendo testi teatrali. Da qualche anno mi sto dedicando a questa fusione di drammaturgia e pratica della scena, e questa fusione si sintetizza nel lavoro en travesti, che trova la sua manifestazione più vistosa nel personaggio di Cassandra Casbah. C’è uno spettacolo, un assolo, intitolato TRASFIGURATA, TESTAMENTO SPIRITUALE DI UNA DRAG QUEEN, che ha rappresentato per me un modo di indagare “formalmente” il lavoro sul travestimeno teatrale. Poi, parallelamente viveva il personaggio Cassandra Casbah, che è una costante indagine sul travestimento teatrale. In tutto l’Occidente, dalla tragedia greca al teatro shakespeariano, i ruoli femminili erano interpretati da uomini, e così in Oriente. Ecco, per me il personaggio di Cassandra Casbah è prettamente teatrale perchè si posa su quel tipo di fondamento teatrale. E’ vero che Cassandra Casbah è definita una drag queen, ma io credo che lo sia solo perchè è la definizione che nel nostro panorama culturale è il riferimento più immediato per definire il lavoro di un uomo che interpreta una donna. Certo, uso trucchi, parrucche e costumi, ma il lavoro non si esaurisce qui, anzi. Questa è solo la superficie. Dietro Cassandra Casbah c’è un lavoro di interpretazione.

Quando e come nasce il personaggio di Cassandra?

Il personaggio di Cassandra Casbah ha origini antichissime. Per il mio saggio di diploma alla Paolo Grassi, avevo scritto un testo sull’identità di genere. Si ipotizzò di scambiarci ogni sera i ruoli, una sera gli uomini avrebbero recitato i ruoli maschili e la sera dopo quelli femminili. Io avevo il ruolo del barista e avrei dovuto poi interpretare il ruolo di un travestito. Vennero fatte le prove, ma andò in scena solo la prima versione del testo, senza gli scambi. E’ lì che mi sono reso conto della potenzialità del lavoro sul travestimento. Da lì poi – inizialmente  timidamente – ho cominciato ad esibirmi come drag queen, collaborando e facendo qualcuno degli spettacoli delle Nina’s Drag Queen del Teatro Ringhiera. Poi qualche anno fa è arrivato il nome Cassandra, come la profetessa non creduta. Poi è arrivato un cognome: Casbah. E’ l’antico nome del quartiere dove vivo da qualche anno: la Casbah di Porta Chica, in Porta Genova. Per un lungo periodo ho lavorato quasi esclusivamente nel quartiere, sia nei panni di Cassandra, sia con un lavoro specifico sulla storia del quartiere fatto insieme alla cantante Camilla Barbarito e al musicista Ulisse Garnerone. E proprio in questo quartiere da tre anni conduco la serata Gaudenzia (via Gaudenzio Ferrari è la via principale del quartiere), una serata en travesti, con canzoni in playback, letture di poesie, tarocchi, annunci matrimoniali e diari segretissimi. E’ una serata abbastanza folle, che da questo anno vede ogni giovedì degli ospiti diversi, in cui su una solida struttura drammaturgica innesto momenti di improvvisazione con il pubblico. Si ride molto, a volte ci si commuove. Il tutto è sempre abbastanza delirante.

I tuoi spettacoli sono serate drag queen intellettuali, quali sono gli autori, gli episodi che maggiormente ispirano i tuoi testi?

Si, le definisco serate drag queen intellettuali, perchè è difficile dare una spiegazione delle serate che conduco, pensavo di chiamarle anche “serate di poesia travestita da cabaret”, ma non è ancora la definizione giusta. La definizione drag queen abbinata alla parola “intellettuale” crea questo ossimoro, che secondo me è adatto a raccontare la serata, che è fatta anche di molte letture. Leggo testi che scrivo io, leggo testi di autori celebri, leggo giornali e riviste. Fra i testi di autori celebri, ho presentato alle precedenti edizioni della Gaudenzia testi tratti dai classici del teatro: Ofelia e Giulietta di Shakespeare; Cassandra ed Ecuba da Euripide, e questo per me è un modo per indagare il travestimento teatrale. Poi leggo spesso pagine tratte da romanzi, da Bianciardi, a Romain Gary. Poi c’è tutto un filone di biografie celebri che redigo studiando e creando apposite drammaturgie: Marilyn Monroe, Patti Smith, Frida Kahlo, Dalida. Leggo molte poesie: regna la Valduga con le sue quartine. Poi leggo spesso Wislawa Szymborska e  Anna Achmatova. Poi per ogni serata Gaudenzia compongo dei testi originali, ispirati alla cronaca e alla politica e al contemporaneo, al presente.

Come giudichi la scena teatrale italiana, specie per quanto riguarda il teatro degli equivoci rappresentato dalle drag queen?

Credo che negli ultimi anni la drag queen sia stata una grande moda nel teatro.  Si  sono visti molti uomini vestiti da donne, si son visti molti tacchi a spilli, molte zeppe, molti lustrini. Ad ogni modo credo che il teatro sia sempre stato attratto da questo, dall’ambiguità, o volendo andare più in profondità, dall’identità. A me spiace sempre un po’ quando la figura dell’uomo travestito da donna viene presentato solo come fenomeno da baraccone, perchè secondo me il travestimento porta con sè questioni molto profonde.

Che progetti hai per il prossimo futuro?

Nel breve periodo ci sono delle repliche di Trasfigurata, qui a Milano, il 23 e 24 marzo, all’associazione Van Ghè. Ci sono le serate Gaudenzie tutti i giovedì al Cicco Simonetta, c’è il lavoro col Teatro delle Moire. C’è, a breve, una seconda tappa di prove di un mio nuovo lavoro, un nuovo assolo intitolato Lola Polio, sempre un lavoro sul travestimento teatrale, che vede la supervisione del Teatro delle Moire.  C’è stata una prima fase di prove in residenza al Paolo Pini di Milano nel 2011, e ora una seconda tappa, che potrebbe non essere l’ultima. Sono lento nella composizione degli spettacoli.

C’è qualcosa che vorresti aggiungere che non è stato ancora detto?

Venite a vedere la serata Gaudenzia, tutti i giovedì al Cicco Simonetta, in via Cicco Simonetta, a Milano!

R. A.

Fotografie di Silvia Tenenti, Lorenza Daverio, Valentina Bianchi, Annalisa Mosca, Mauro Balletti, Phyl Simurgh.