Sciopero Fiom: in 50 mila per la democrazia e la tutela del lavoro

Circa 50 mila operai della Fiom si sono ritrovati oggi in piazza San Giovanni a Roma per la grande mobilitazione nazionale. Insieme a loro gli studenti dell’Università “La Sapienza” di Roma e di alcuni istituti superiori, una delegazione di precari e alcuni rappresentanti del movimento No-Tav capitanati dal presidente delle Comunità montane della Val di Susa, Sandro Plano. Non solo: sul palco hanno tributato un saluto alla piazza “rossa” Fiom anche alcuni intellettuali come il direttore di Micromega, Paolo Flores D’Arcais e il drammaturgo Moni Ovadia.

Tre studenti feriti – Il grande corteo partito stamattina intorno alle 9,30 da piazza della Repubblica si è concluso in piazza San Giovanni poco dopo le 14,00. La manifestazione si è svolta in maniera tranquilla, fatta eccezione per le tensioni registratesi questa mattina davanti al Liceo scientifico “Augusto Righi”, dove tre studenti sarebbero stati attaccati da un gruppo di neofascisti. Numerosi gli interventi succedutisi sul palco, a incassare parecchi fischi è stato il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, che ha dovuto “sostituire” Susanna Camusso impegnata a New York.

Giù le mani dall’articolo 18 – Il suo discorso è stato fortemente contestato, soprattutto nel passaggio in cui il sindacalista ha fatto riferimento alle trattative in corso col governo per riformare il mercato del lavoro. Tutt’altra accoglienza i metalmeccanici hanno riservato al leader della Fiom, Maurizio Landini. “L ‘articolo 18 non si tocca – ha scandito il sindacalista – l’unica cosa per noi possibile è estenderlo a chi non ce l’ha”. “Siamo pronti a continuare la lotta nei territori e, se necessario, a tornare a Romaha aggiunto Landini – Non abbiamo nessuna intenzione di toglierci il cappello, ma intendiamo andare avanti”.

L’affondo su Marchionne – Il numero uno della Fiom – che ha rimarcato l’intenzione di lottare a tutela della ”democrazia” e dei “salari giusti” – ha rivolto anche un appello all’ad di Fiat, Sergio Marchionne: “Si renda disponibile a riaprire una trattativa vera – ha detto Landini – a fare investimenti concreti in Italia e soprattutto a garantire le libertà sindacali. Deve smetterla di avere un atteggiamento autoritario. È una logica sbagliata, che non va da nessuna parte”.

Non solo lavoro – E in conclusione, Maurizio Landini non ha mancato di rivolgere la propria attenzione alle lotte sostenute dagli atri movimenti presenti in piazza: “Siamo contro la privatizzazione dell’acqua e la costruzione delle centrali nucleari – ha detto – non perché siamo contro a prescindere, ma perché devono essere fatte con sostenibilità sociale e ambientale”. E sulla Tav: ”Noi siamo il paese dove non si può andare da Torino a Lecce perché hanno cancellato le tratte – ha fatto notare il leader della Fiom – Il problema è che non si costruisce un piano di mobilità nazionale”.

Maria Saporito