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F1, Domenicali spera: “Ferrari come l’Italia dell’82”

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F1, nessun pessimismo – Il punto è semplice: “Non siamo contenti della macchina perchè non abbiamo raggiunto il traguardo prefissato, non perchè siamo più lenti degli altri. Per capire dove siamo in realtà bisognerà aspettare almeno i primi quattro Gran Premi” L’allarme Ferrari, lanciato una settimana prima dell’inizio della stagione 2012, viene intelligentemente spiegato così da Stefano Domenicali durante una intervista rilasciata a StudioSport. Gli uomini del cavallino sono scontenti nel non essere riusciti a rispettare la loro rigida tabella di marcia, ma questo non vuol necessariamente dire che si sta per rivivere un mondiale sotto tono e avaro di soddisfazioni. Certo, gli avversari sembrano avere una condizione tecnica migliore, con la Red Bull per l’ennesima volta a comandare il gruppo, ma non è certo adesso il momento di abbandonare sogni e speranze: “Calma e sangue freddo” dice il Team Principal “Perché io a questo approccio pessimistico al Mondiale, che non è ancora iniziato, non ci sto!”

Intoppo scarichi – Ma che cosa è andato storto in questa F2012, nata per stupire e, soprattutto, vincere? “E’ successo che abbiamo voluto una macchina estrema e l’abbiamo fatta addirittura oltre. I primi test hanno detto che il progetto che avevamo era buono, ma un po’ estremo, perciò presentava dei problemi” Soprattutto per quanto riguarda gli ormai preziosissimi terminale di scarico: “Abbiamo dovuto modificarli perchè la soluzione originaria tendeva a far surriscaldare le gomme e rendeva la macchina instabile. E’ stata una scelta inevitabile, ma pesante”. Si è dovuti quindi tornare indietro, partendo per l’Australia con una versione non evoluta del retrotreno mentre, in fabbrica, si continua a sviluppare in cerca dell’agognata soluzione tecnica: “Stiamo continuando a lavorare sulla configurazione vista a Jerez e che puntiamo a riprovare nei test del Mugello. L’attuale versione della macchina affronterà le prime 4 gare, poi vedremo

Come mondiale ’82 – La Ferrari non potrà interpretare la parte del feroce attaccante, ma anche questa strategia può alla fine portare al traguardo più ambito: “Difendendosi si può anche vincere. Mi auguro che questa stagione finisca come il Mondiale di calcio del 1982: amichevoli scialbe con tre pareggi in tre partite e poi il titolo di campioni del mondo” Senza però evitare o scaricare eventuali responsabilità in caso di promesse per la seconda volte non mantenute: “E’ giusto che certe responsabilità ricadano su di me. Sentirsi messo in discussione fa parte della mia professione, ma la squadra è serena. Sono qui da più di vent’anni e ormai la Ferrari è la mia seconda famiglia”. Con il semaforo verde nella pit-lane a Melbourne sarà più facile capire il presente e, soprattutto, intravedere il futuro. E’ un momento molto delicato ma allarmarsi ancora di più non servirebbe a niente. Pazienza dunque. Chi vuole incroci pure le dita.

Riccardo Cangini

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