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Fukushima un anno dopo: le immagini del terremoto in una mostra

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Fukushima un anno dopo.   Tre quarti d’ora dopo le sei di questa mattina (ora italiana) il Giappone ha ricordato con un minuto di silenzio uno dei peggiori momenti della sua storia recente. Una concatenazione di eventi tragici, quella avvenuta l’anno scorso nella zona di Fukushima, che ha causato almeno 20.000 vittime e distrutto le vite di centinaia di migliaia di persone, che hanno perso i loro parenti, le loro case, i loro paesi. L’11 marzo 2011 una devastante scossa di magnitudo 9 colpisce la zona Est del Giappone, causando uno tsunami di proporzioni giganteshe che danneggia in modo pesantissimo la centrale nucleare di Fukushima Daiichi, all’interno della quale funzionano sei reattori nucleari. Le radiazioni invadono una porzione di territorio molto estesa. La popolazione sopravvissuta alle due sciagure naturali è costretta ad evacuare per non essere contaminata.

La mostra della Triennale. Le immagini trasmesse l’anno scorso da tutte le tv del mondo e rimaste impresse nella mente del pubblico televisivo dell’intero pianeta, scorrono nuovamente, nel ricordo delle vittime, sugli schermi della collettiva Made in Japan – L’estetica del fare, visitabile fino ad inizio Aprile alla Triennale di Milano. Le installazioni video, circondate da decine se non centinaia di titoli di quotidiani locali dei giorni della sciagura, ripropongono la devastazione provocata dai fenomeni naturali, le dichiarazioni degli uomini di Stato, le visite dei rappresentanti esteri, ma soprattutto immagini di una vita eccezionalmente e forzatamente quotidiana. Televisori che trasmettono la disperazione di un popolo, ma contemporaneamente tutta la sua grandezza, racchiusa spesso in pensieri di poche e struggenti parole.

Tra le opere esposte a Made in Japan, che fa parte di una trilogia dedicata alla “riflessione artistico, sociale e politica sui paesi, oggi, al centro dell’attenzione internazionale” anche la riproduzione di una stanza giapponese, lo spazio dedicato alla cerimonia del té, della quale è possibile leggere le origini, un prezioso kimono protetto da scritte poetiche e la Charity Box, iniziativa voluta da L’isola della Speranza – Associazione No profit costituita da alcuni giapponesi residenti a a Milano. Attraverso il progetto Charity Box, al quale hanno partecipato diversi noti designer, è possibile effettuare donazioni libere in favore delle vittime del terremoto.

A.S.

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