Il j’accuse di Pietro Citati scuote il mondo della letteratura

Il j’accuse di Pietro Citati scuote il mondo della letteratura. Ogni tanto ci vuole qualche critico anziano, di quelli che hanno il chiodo fisso dei bei tempi andati a gettare un po’ di pepe nello stantio mondo della letteratura italiana. Una letteratura che oggi è vissuta sempre più come una parolaccia da una grande fetta della critica, che proprio non riesce ad accettare che possano esistere autori popolari che riescono a vendere centinaia di migliaia di copie coi loro libri. Buon ultimo tra gli alfieri del piccolo mondo antico, e passato, della nostrana letteratura, ci si è messo l’esimio Pietro Citati con un articolo al vetriolo apparso sulle pagine del Corriere della sera. L’articolo parte da una constatazione assai tranchant che non merita grossi commenti, ma al contrario un’attenta riflessione. Scrive infatti Citati. credo che i lettori italiani siano peggiorati negli ultimi trenta- quarant’anni. Un’affermazione che più avanti trova il suo completamento nell’attacco frontale alla letteratura di consumo prodotta negli ultimi tempi e, per Citati, malauguratamente passata nelle nostre librerie. Oggi la lettura tende a diventare una specie di orgia, dove ciò che conta è la volgarità dell’immaginazione, la banalità della trama e la mediocrità dello stile. Credo che sia molto meglio non leggere affatto, piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho, continua infatti il celebre critico.

La risposta di Faletti. Un attacco in grande stile quello di Citati. Un attacco che ha preteso una risposta altrettanto d’autore. Ed ecco che uno dei bestselleristi chiamati in causa, precisamente Giorgio Faletti non la manda a dire. Ospite della trasmissione Le Invasioni Barbariche ha così replicato, sul filo dell’ironia. Ho scoperto oggi l’esistenza di Citati – ha esordito ironico in trasmissione Faletti -, mentre Dan Brown e Coelho li conoscevo già. Per poi proseguire alzando i toni e i paragoni Rispondo con un bisillabo: Totò. Anche Totò fu massacrato, disintegrato dalla critica, mentre oggi è considerato un genio. Sbandate della critica a parte l’intervento di Citati ci sembra abbia una qualche sensatezza dal suo punto di vista. Il punto di vista di un critico che si rifà ad alcuni canoni specifici e forse datati. Cos’è oggi grande letteratura? E qual è il rapporto che deve avere con il grande pubblico? La difficoltà, la profondità, il primato della riflessione sull’azione sono ancora necessariamente dei valori  qualitativi imprescindibili? Ecco probabilmente il dibattito innestato da Citati ha qualcosa di buono. Costringere tutti noi a ridefinire il canone occidentale prima che sia troppo tardi. Con buona pace di Harold Bloom.

Simone Ranucci