Noel Gallagher da brividi per Virginradio a Milano (foto)

Noel Gallagher concerto Virgin radio: in attesa di scovare l’aggettivo corretto per definire ciò che è successo stasera a pochi fortunati, un incipit onesto potrebbe limitarsi a raccontare che a Milano, presso la Salumeria della Musica, Noel Gallagher si è esibito durante uno showcase esclusivo organizzato da Virgin radio. Un club con dentro Noel Gallagher, la sua chitarra, anzi svariate, e circa duecento persone…gli eletti. Gli estimatori di “nostro signore del Brit Pop” hanno semplicemente vinto il biglietto utile a partecipare ad un evento che ha sprigionato quell’aura mistica e leggendaria che avvolge cose e persone senza stare a spiegare di preciso il motivo o lasciarsi afferrare. Semplicemente un concorso per trovare il biglietto d’oro, come Willy Wonka magistralmente insegna, non cinque bensì un centinaio, filantropicamente distribuiti da Virgin Radio.

Oasis più che mai: guadagna puntuale il palco, sempre di poche parole il mancuniano fratello maggiore di un fratello minore del quale, brucia dirlo perché chiunque quando in radio passa Wonderwall si mette a cantarla anche se non sa il testo con precisione, si sono perse le tracce: pessima idea quei Beady Eye, eppure la vita avrebbe dovuto insegnargli la lezione. Liam è storicamente colui che ha fondato i futuri Oasis all’età di vent’anni, mentre Noel girava in tour come tecnico degli Inspiral Carpets, una volta tornato a casa assiste ad un concerto del fratello minore, lo ribalta, cambia il nome alla band, scrive dei pezzi, per inciso scrive Definitely Maybe e trascina i Rain, ribattezzati Oasis, ben lungi dall’attesa mensile del sussidio di disoccupazione rendendoli storia vera, scalando il Parnaso della musica, prendendosi gli anni Novanta tutti e gozzovigliando su adolescenza e gioventù di tutto il mondo che si innamora con una facilità imbarazzante di quei dischi.

Concerto epico: questa sera più che mai Noel si è ripreso qualcosa che ha sempre rivendicato come proprio, ovvero gli Oasis, per poco meno di un’ora inanella continuamente pezzi di quei gloriosi dischi, lo vedi lì, sul trespolo a pochi metri dal tuo grugno e ti chiedi come diamine faccia a fregarti ogni volta con melodie per nulla bizzarre o ricercate e con dei testi che spesso, è proprio il caso di dirlo, non sono lost in translation, ma ubriachi, rimati, piccoli stralci di input esterni: basti pensare a “Stand up beside the fireplaceTake that look from off your face …” semplicemente ciò che gli diceva la mamma tutte le volte che si accingeva a scattare le foto natalizie combattendo la tendenza del figlio a rannicchiarsi evitando il rito. Eppure lui la canta in quella maniera così appassionata e tu ti ritrovi a credere che abbia un senso meraviglioso perché suona dannatamente bene. Noel Gallagher è una leggenda della musica non di certo perché abbia inventato chissà cosa, non è Tom Yorke, Beck, Bowie, Lennon o Marley, lui non ha aperto alcuna nuova strada ma ha fatto una cosa, forse, ben più potente: si è preso di peso la preadolescenza, l’adolescenza e la gioventù più o meno matura ormai di noi tutti cresciuti negli anni Novanta. Stasera ci ha stregati con Supersonic, Wonderwall, Talk Tonight, Half the world away azzardando anche la chicca per puristi D’yer wanna be a spaceman, l’ha fatto con quella stessa intensità che gli conferisce credibilità, senza curarsi molto di noi, come suo solito, con quell’aria da rockstar consumata giocando a cambiarci Wonderwall in modo che le groupies, vagamente fuori età, che strillavano senza mai stramazzare coprendo la sua calda e sicura voce venissero spiazzate e, per poco, noi potessimo goderci finalmente il cantante. A coronamento di un’atmosfera davvero indimenticabile stanno le facce di coloro che assistono al concerto vicini a me, c’è qualcosa che mi ferma quando vorrei dare una gomitata ben assestata sulle costole alla ragazza che continua a gridarmi nei timpani e fuori tempo le canzoni impedendomi di godermi il suono che cerco, così come qualcos’altro mi blocca dall’inferocirmi quando un nutrito gruppo di trentenni mi battezza costantemente con la birra: quel qualcosa risiede nel fatto che siamo lì perché Noel è stato un pezzo di vita per tutti. Prime chitarre imbracciate fra amici e Talk Tonight non mancava mai, Morning Glory in cassetta nel walkman fisso, guardavamo tutti Mtv, quando ancora era un’emittente musicale vera, aspettando il nuovo video di Champagne Supernova. Stasera l’esercito di ciò che siamo stati negli anni Novanta sotto l’egida della Union Jack e del “give me gin and tonic” si è ritrovato davanti a quel palco, pochi fortunati a suggellare un pezzettino di vita, quindi nessuna gomitata o faccia inacidita a causa di maldestre docce di birra; stasera tutti i presenti avevano davvero un pezzettino di “affari propri” che si sono indissolubilmente legati a quelle canzoni, a Noel Gallagher,  che da magistrale pifferaio magico dopo averci incantati ci molla, seccamente, gettando il plettro con noncuranza verso la prima fila, un sussurrato thanks e sparisce. Magnifica esecuzione e grandissimo privilegio per coloro i quali hanno avuto la fortuna di esserci, Faraway so close: ma quella è un’altra storia.

Valeria Panzeri

Cliccando in basso a destra si accede ad un’esclusiva photogallery dello show-case di Noel Gallagher presso la Salumeria della musica di Milano

Fotografie di Pier Luigi Balzarini