Marocchino addestrava alla Jihad sul web: “Voleva far saltare la sinagoga di Milano”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:16

Marocchino addestrava alla Jihad, progettava attentato a Milano. Si era distinto per il particolare interesse negli “aspetti operativi della Jihad”, respingeva  i video religiosi a favore di quelli su armi ed esplosivi. Usava il web come centro di reclutamento ed addestramento martiri della Jihad e stava progettando un attentato alla sinagoga ebraica di Via della Guastalla a Milano. E questo il quadro che le forze dell’ordine hanno dipinto di J.M., marocchino di vent’anni, da quattordici residente a Brescia, dove questa mattina è stato arrestato per “addestramento all’uso di armi e di esplosivi per finalità di terrorismo”.

Operazione congiunta. L’arresto è stato eseguito alla fine di una complessa operazione coordinata  Servizio Centrale Antiterrorismo della Dcpp/Ucigos e dalle Digos delle Questure di Cagliari e Brescia. Particolari difficoltà hanno messo a dura prova le capacità delle forze dell’ordine che, nell’ambito di un attentissimo monitoraggio sul web dell’attività del giovane marocchino, hanno dovuto fare i conti con le grandi capacità di quest’ultimo nel muoversi all’interno degli ambienti informatici. Il sospetto terrorista aveva infatti predisposto una lunga serie di accorgimenti che gli permettevano di mantenere segreta la sua attività. Alla fine però, i poliziotti, dopo un’indagine durata diversi mesi, lo hanno scoperto lo stesso.

Cyberspazio come luogo di reclutamento. Il risultato ottenuto oggi dalle forze di polizia conferma come il web venga sfruttato dai terroristi per reclutare ed addestrare “martiri” della Jihad. Un panorama questo, che travalica i confini dell’Italia.  L’uomo infatti pare avesse contatti soprattutto all’estero, un’ipotesi che troverebbe conferma anche nel fatto che, contemporaneamente all’operazione italiana , la Metropolitan Police di Londra, ha posto in stato di fermo una donna che, come riferisce TmNews, è “risultata in contatto con il giovane marocchino”. Quet’ultimo, si apprende ancora dalle indagini, era gestore di alcuni di facebook segreti, all’interno dei quali gli iscritti condividevano informazioni su armi ed esplosivi, anche rudimentali e derivati da composti chimici. Per quanto riguarda il progettato attentato alla sinagoga di Milano, l’accusato sarebbe stato trovato in possesso di materiale informativo inerente ad eventuali ostacoli incontrati, come ad esempio la presenza di poliziotti, e sulle possibili vie d’accesso alla struttura.

A.S.

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