Marocco: muore suicida la 16enne costretta a sposare il suo stupratore

Amina Filali, sedici anni, non ce l’ha fatta. Costretta dalla legge marocchina a sposare l’uomo che l’ha stuprata, non ha resistito alla convivenza con il suo aguzzino e si è tolta la vita mangiando del veleno per topi.

Lo stupro e il disonore – Due anni fa Amina subì una violenza sessuale da parte di Mustapha, di dieci anni più grande. Il padre della ragazza denunciò l’uomo per “circonvenzione di minore” ma, grazie all’articolo 475 del codice penale marocchino, lo stupratore poté evitare la condanna fino a 20 anni semplicemente sposando la sua vittima. Oltre a dover subire questo atroce compromesso, la ragazza disonorata si è vista rinnegare dalla propria famiglia ed è stata dunque costretta ad andare a vivere con la famiglia del suo stupratore. Qui ha dovuto vivere due anni da incubo, sottoposta alle violenze da parte dei suoceri che l’hanno incolpata dello stupro, giustificando così loro figlio e trattandola alla stregua di una prostituta. Tentando invano di ritornare nella casa paterna, Amina non ha resistito e si è tolta la vita ingerendo del veleno per topi. Al consumarsi della tragedia, il marito-stupratore ha portato il corpo della ragazza davanti ai suoi genitori prima che all’ospedale, così da evitare un’eventuale accusa di omicidio.

Amina come Franca Viola – Quello di Amina non è di certo un caso isolato nel mondo arabo. La perdita della verginità al di fuori del matrimonio, anche se causata da una violenza carnale, costituisce una fonte di enorme disonore per ogni famiglia interessata. Da diversi anni si dibatte sulla cultura araba e la violazione dei diritti delle donne. Drammatici fatti di cronaca come questo riaccendono sempre il riflettore su situazioni che, per il canone “occidentale”, sono ben oltre il limite della violazione dei diritti umani. È dovere ricordare, però, che nel 1965 in Italia l’allora diciassettenne Franca Viola fu la prima donna a rifiutare il matrimonio riparatore. Situazione analoga a quella di Amina, con la giovane siciliana che venne stuprata da Filippo Melodia e per la legge – che considerava la violenza sessuale un oltraggio alla morale, non alla persona – poteva, appunto, riparare sposando l’uomo. A differenza della giovane marocchina, la Viola poté essere la prima donna italiana a rifiutare quello che, di fatto, risulta essere un secondo oltraggio. Intimidita e additata come “svergognata”, Franca Viola riuscì comunque a far condannare Melodia a 11 anni di carcere, segnando una svolta epocale per la storia e i costumi del nostro Paese.

 

Andrea Camillo