Usa 2012, Santorum trionfa nel Sud e resta in corsa

Il Santo – Rick Santorum non molla: nonostante il soprannome affibbiatogli dai suoi sostenitori, “il Santo”, la sua perseveranza nella ricerca della nomination è diventata quasi diabolica. Anche l’ultima puntata delle primarie repubblicane lo ha visto mangiare qualche voto agli avversari, avvicinandosi sempre di più al front runner Mitt Romney, che comunque, numeri alla mano, resta nettamente davanti a tutti. La notte scorsa si è scesi in campo in Alabama, Mississippi, nel profondo sud degli States, e nelle Hawaii: i primi due Stati, data la collocazione geografica, lasciavano poche chances a Romney, che infatti non vi ha quasi svolto campagna elettorale; lo hanno invece fatto Santorum e Newt Gingrich, che si sono spartiti la maggior parte delle preferenze. L’Alabama ha visto prevalere l’ex senatore della Pennsylvania con il 34,5% dei voti, seguito da Gingrich con il 29,3% e da Romney con il 29%. Discorso ancora diverso per il Mississippi, dove i sondaggi davano per favorito l’ex speaker della Camera, gli exit poll avevano indicato la vittoria di Romney, e invece l’ha spuntata di nuovo Santorum, che ha ottenuto il 33% delle schede, seguito da Gingrich al 31%, e dall’ex governatore del Massachusetts al 30%.

Le cifre – Mitt Romney si è potuto consolare con il successo nelle votazione condotte nelle Hawaii, con un ottimo 45%, e nell’arcipelago delle Samoa americane, che gli permette di ammortizzare per quanto possibile la mezza debacle appena subita. Nonostante le due sconfitte, però, l’ex amministratore di Bain Capital resta saldamente in testa, soprattutto per le percentuali sostanzialmente equivalenti che si sono aggiudicati i diversi candidati, che a causa del sistema proporzionale dell’assegnazione dei delegati, non crea grossi scossoni nei distacchi tra gli astanti: Romney vola a quota 485, seguito da Santorum a 246, da Gingrich a 131 e da Ron Paul a 47. Con buona parte degli Stati già andati al voto, la quota necessaria ad ottenere la maggioranza assoluta alla convention che assegnerà la nomination (1144 delegati) difficilmente verrà raggiunta; a questo punto, per esplicita dichiarazione di Gingrich, più che a raggiungere l’agognata quota si punta a “rubare” più delegati possibili a Mitt Romney; così facendo, si arriverebbe alla convention di Tampa senza un vincitore designato, e l’establishment del Partito sarebbe costretto ad effettuare una scelta politica, indipendentemente dal numero di delegati.

Damiano Cristoforoni