Siria, ancora repressione: più di trenta morti e cento feriti

A un anno dall’inizio delle proteste, con una nuova primavera alle porte e novemila vittime sul campo, la tragedia siriana non sembra avere fine. Le violenze perpetrate dagli uomini fedeli al regime di Bashar al-Assad – il dittatore che dal marzo dello scorso anno ha deciso di fronteggiare le rivolte nate sulla scia di quelle che pochi mesi prima avevano portato al rovesciamento dei regimi di Ben Alì in Tunisia e, in un secondo momento, di Hosni Mubarak in Egitto – hanno alimentato il bagno di sangue anche oggi.
Stando a quanto riportato da una nota dell’Ansa, “sono almeno 27 le persone rimaste uccise e 97 ferite nelle due esplosioni avvenute questa mattina a Damasco”.
A fornire i primi di dati di questo ennesimo massacro è stata la tv di stato siriana, che a sua volta ha diffuso le informazioni in mano al ministero della Sanità del paese arabo.

Raqqa colpita – Ma il computo odierno delle violenze non finisce qui: a Raqqa, città situata nella parte settentrionale della Siria, quattro uomini sarebbero stati uccisi da forze fedeli al presidente Assad. L’episodio, che si sarebbe verificato, come altre volte in passato, nel corso di un corteo funebre, è stato confermato da “un attivista dei comitati di coordinamento locali di Raqqa interpellato tramite la chat di Skype“.
Nel massacro, almeno dieci persone sarebbero rimaste ferite.

Simone Olivelli