Lavoro, il modello Monti-Fornero più severo delle proposte UE

Modello Monti-Fornero più severo“Adottare una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento” erano state le parole indirizzate all’Italia da parte della Bce l’agosto scorso. Parole che da subito avevano lasciato pensare a una forte deregolamentazione in uscita nel mercato del lavoro. È un errore pensare però che questa linea radicale sia la sola percorribile: la Commissione europea ha infatti elaborato in questi mesi un testo, intitolato A proposal for a “single” open-ended contract, da molti ritenuto meno severo del modello Monti-Fornero. Che Monti voglia dare un segnale forte all’Europa e agli investitori mondiali questo è evidente, ma i suggerimenti della Commissione potrebbero rivelarsi un buon appiglio.

Modello europeo – Nella lotta al lavoro temporaneo e alla segmentazione del lavoro i due modelli convergono ma la UE propone  come soluzione il single open-ended contract, il contratto unico a tempo indeterminato, che a differenza dell’attuale contratto dispone di un periodo d’ingresso più lungo durante il quale si acquisiscono gradualmente protezioni, ovvero un indennizzo monetario commisurato con l’anzianità. “Più alta è l’anzianità del lavoratore maggiore è l’indennità in caso di licenziamento”, spiega Bruxelles. L’Italia nel testo proposto ad oggi ha rinunciato a graduare l’indennizzo con il periodo di lavoro, prevedendo invece un indennizzo deciso dal giudice dai 15 ai 27 mensilità di retribuzione. Più alti i costi per le imprese e meno certezze nel licenziamento.

Il reintegro – La commissione, convinta che l’indennizzo monetario sia la strada migliore, non esclude comunque il reintegro, proponendo altri due scenari possibili: protezione legale minima per un periodo iniziale e nel periodo di stabilità ingresso completo nella protezione secondo la legislazione del lavoro nei contratti a tempo indeterminato, che per l’Italia vorrebbe dire reintegro anche nei licenziamenti economici; e altra ipotesi, protezioni legali complete sin dall’ingresso nel mondo del lavoro.

L’Italia sceglierebbe dunque, secondo il testo attuale,  la via più severa, combattendo anche il reintegro per motivi economici e sostenendo l’invalidamento dell’articolo 18 anche per i contratti in essere.

Irene Fini