“Ritratto di signora”: Nicole Kidman, donna ribelle nella società del dovere

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Jane Campion, “Ritratto di signora” – Il destino infelice e violento di una donna che avrebbe rinunciato a tutto tranne che alla sua libertà è al centro del dramma diretto da Jane Campion, Ritratto di signora (1996), pellicola proposta da Iris per la prima serata di giovedì 29 marzo 2012. Siamo a Londra, nel 1873: giunta in Inghilterra al seguito di una ricca zia (Shelley Winters), la giovane americana Isabel Archer (Nicole Kidman), alla morte dello zio, eredita la metà di un cospicuo patrimonio. Per fuggire da una scontata vita familiare e poter assaporare la varietà del mondo, non senza aver rifiutato più di una domanda di matrimonio, Isabel si trasferisce a Firenze. Qui cade vittima di un dandy manipolatore ed egoista (John Malkovich) che, una volta divenuto suo marito, le impedirà di realizzare i propri sogni.
 
Henry James, dal romanzo al cinema – Tratto dall’omonimo romanzo di Henry James, Ritratto di signora indaga – attraverso l’intima e struggente esperienza di una vita femminile, che si lacera tra aspirazioni e disincanto, libertà e sottomissione – l’incontro/scontro tra epoca nuova e antica. Impeccabile, il portrait realizzato dalla regista neozelandese del mondo aristocratico di fine Ottocento, tratteggiato con sapienza sia dal fasto degli arredi, dei costumi e delle scenografie, sia dai dialoghi come dalle suggestioni fotografiche.La questione fedeltà, tema centrale del romanzo, si riaccende anche sul finale del film. Se nel libro, dopo essere fuggita dal suo “carnefice”, la protagonista torna per adempiere al suo dovere di moglie, rinunciando all’indipendenza e all’amore per un altro uomo, Jane Campion opta per una soluzione suggestivamente aperta: “Isabel fugge dalle parole e dai baci di Goodwood (Viggo Mortensen), un suo antico pretendente, e corre a rallentatore verso la porta di casa, dove si ferma e si volge come presa dal rimpianto”.
R. D. B.