Benefit a ex presidenti Camera: Violante e Bertinotti in stand by, Pivetti furiosa

A mettere benzina sul fuoco ci ha pensato ieri il leader dei centristi, Pier Ferdinando Casini. Con la sua lettera a Gianfranco Fini, nella quale ha pubblicamente rinunciato ai benefit concessi agli ex presidenti della Camera ancora “in servizio” in Parlamento, il leader dell’Udc ha sparigliato le carte, polarizzando l’attenzione sull’ennesimo presunto “trucchetto” della casta.  E a farne le spese per primi sono stati Luciano Violante e Fausto Bertinotti, che a quei benefici sembrano non voler proprio rinunciare.

Benefici da prolungare – Partiamo dalla premessa: l’ufficio di presidenza della Camera ha deciso di limitare a 10 anni, dalla fine del mandato, l’uso degli uffici, del personale e delle auto blu concesse agli ex presidenti della Camera, ma una norma approvata nel 2011 prevede che i benefit (che comprendono anche una serie di biglietti aerei) vengano prolungati per altri 10 anni a coloro che hanno continuato l’attività parlamentare nella legislatura in corso e in quella precedente. Una leggina ad hoc, apparentemente studiata per avvantaggiare nomi noti come Pier Ferdinando Casini, Luciano Violante, Fausto Bertinotti e l’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Violante: No a esibizionismi – A dire no, come è noto, è stato solo il leader dell’Udc, che con un gesto eclatante ha insolentito almeno uno dei suoi “colleghi”: Luciano Violante (presidente della Camera dal 1996 al 2001). “Non ho mai partecipato a fiere dell’ipocrisia e non intendo farlo neanche questa volta – ha scritto in una nota il democratico – Né intendo compiere esibizionismi. Se non interverranno diverse decisioni della Camera, deciderò alla fine della legislatura in corso, dopo avere informato i miei collaboratori”.

Bertinotti obbediente – Una comunicazione piccata, nella quale sembra sia lecito leggere la scelta dell’ex numero uno di Montecitorio di continuare a usufruire dei benefit a lui riconosciuti. Più o meno ciò che può essere colto anche nella striminzita dichiarazione rilasciata dai collaboratori di Fausto Bertinotti (presidente dal 2006 al 2008): “Si atterrà, come sempre, a quello che ha deciso l’Istituzione“, hanno detto per marcare il tratto di “obbedienza” dell’ex leader di Rifondazione Comunista.

Le due vittime sacrificali – A ben guardare, dunque, la nuova norma approvata dall’ufficio di presidenza della Camera per razionalizzare i costi della politica avrebbe mietuto solo due “vittime”: Irene Pivetti (presidente a Montecitorio dal 1994 al 1996) e Pietro Ingrao (presidente dal 1976 al 1979). Ma se quest’ultimo sembra essere poco interessato alla querelle, di tutt’altro avviso è invece l’ex leghista convertita alla televisione, che ha puntato i piedi per terra, rivendicando il mantenimento del suo ufficio alla Camera.

L’ira della Pivetti – “Si tratta di tagli forcaioli – è sbottata la Pivetti – Un assurdo paradosso che, per colpire la casta, finisce per colpire chi con la casta non c’entra nulla, come me o Ingrao, buttando per strada degli onesti lavoratori. Non si tratta di benefici che riguardano me – ha precisato – ma di posti di lavoro di persone che percepiscono stipendi modesti. Io non ho nessuna auto, dal 1996 giro con i mezzi. Non sono soldi che vanno a me, ma a chi lavora in quell’ufficio di segreteria. Quando ho saputo di averlo – ha concluso il presidente della Camera più giovane della storia italiana – lo ho impiegato mettendoci una Onlus“.

Maria Saporito