Governo Kerala: Marò a processo in India

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:35

Marò a processo in India.  Pesante presa di posizione del governo del Kerala sul caso dei due marò italiani in stato di fermo in India. i due militari,  Massimiliano Latorre e Salvatore Giorne, secondo il premier del Kerala, devono essere processati in India.  Le dichiarazioni, fin troppo significative, arrivano,  salvo ulteriori rinvii, alla vigilia della decisione dell’Alta corte del Kerala. Accusati di aver ucciso due pescatori, i marò italiani di stanza sull’Enrica Lexie (alla quale ancora non è stato dato il permesso di lasciare il porto) in servizio antipirateria, sono in stato di fermo in India. Per risolvere il difficile caso diplomatico, ancora più complicato a causa delle elezioni in corso nel Kerala, si sono mossi Il ministro degli Esteri Giulio Terzi e quello della difesa Di Paola, oltre al sottosegretario con compiti di mediazione De Mistura, che da settimane sta facendo la spola tra  Italia e India.

Pirati e pescatori. Oltre alle incertezze diplomatico-legislative, non è ancora chiaro il ruolo delle due vittime, né tantomeno chi sia stato ad ucciderle. Secondo le autorità indiane sarebbero due pescatori, ma testimoni sull’Enrica Lexie affermano di aver visto l’imbarcazione compiere manovre tipiche dei pirati. Nonostante queste ultime però, Latorre e Girone affermano di non aver mai sparato contro la barca dei pescatori uccisi, cosa questa avvalorata dalle complesse regole d’ingaggio alle quali i militari devono attenersi e che escludono a prescindere la possibilità di un tiro al bersaglio a distanza.

Acque internazionali, chi ha ragione? Poi c’è il problema territoriale. L’Enrica Lexie, che stava per lasciare il porto indiano di Kochi due giorni fa, per poi venire nuovamente bloccata dai giudici ieri, al momento dell’incidente si trovata in acque internazionali. Partendo da qui le istituzioni italiane hanno cercato fin da primo momento di far valere la teoria che vede Latorre e Girone destinatari (come imputati) di un processo in patria, ma le dichiarazioni governative di oggi, alla vigilia della decisione della Corte, la dicono comunque lunga su come nel Kerala la pensino sulla vicenda. In ogni caso Oommen Chandy ha spiegato che “la giustizia indiana e’ molto equa, molto aperta e molto indipendente e quindi i due maro’ potranno far valere le loro ragioni”, “ma i due militari italiani hanno commesso un reato che ricade sotto la giurisdizione indiana e quindi devono affrontare il processo”.

Chi è stato? Qualche giorno fa il perito Luigi Di Stefano, già consulente del caso Ustica,  ha commentato la vicenda sfiorando il sarcasmo ed escludendo, attraverso un rapporto molto particolareggiato, una qualuque responsabilità dei marò italiani nell’uccisione dei due pescatori e spiegando che “se Sisikala (il medico che ha effettuato l’autopsia sui pescatori e recuperato i proiettili, NDA)  avesse espresso le misure del proiettile in forma canonica, cioè con calibro e lunghezza in millimetri, avrebbe scritto calibro 7,62 e lunghezza 31 millimetri. Il caso sarebbe già chiuso dal 16 febbraio, giorno successivo al fatto e giorno dell’autopsia. Invece del diametro ha reso nota la “circonferenza” (credo sia la prima volta al mondo) e invece dei millimetri ha usato i centimetri” . I proiettili, scrive Il Sole 24 ore citando Di Stefano,  sarebbero compatibili con una mitragliatrice russa  ed assolutamente inadatti alle armi d’ordinanza in uso ai militari italiani. In parole povere, quei proiettili, con le armi in dotazione a Latorre e Girone, non potevano essere sparati. “Le autorità indiane – ha detto ancora Di Stefano – sanno fin dal 16 febbraio che il calibro non è quello delle armi italiane, e anche ammettendo una doverosa verifica tutto si sarebbe risolto in una ispezione alle canne dei fucili Beretta”.

A.S.

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