Tra censure e braccio della morte, una serata in compagnia di Clint Eastwood e Lucio Fulci

Clint nel braccio della morte – Due mostri sacri, tanto diversi nelle scelte stilistiche quanto unanimemente apprezzati da critica e pubblico: Clint Eastwood, l’uomo senza nome reso celebre da Sergio Leone e dagli spaghetti western, e Lucio Fulci, ampiamente rivalutato dalla critica italiana e ormai considerato un guru del genere thriller/splatter. Sono questi due cineasti al centro delle proposte culto di Iris, per la prima e seconda serata di lunedì 2 aprile 2012. Apre la serata l’opera di Eastwood Fino a prova contraria (1999). Tratto dal romanzo Prima di mezzanotte di Andrew Klavan, la 23° opera registica del cinque volte Premio Oscar racconta della storia di Frank Beechum (Isaiah Washington), un giovane di colore che deve essere giustiziato allo scadere della mezzanotte, per l’omicidio di una commessa bianca. Steve Everett (Clint Eastwood), un giornalista ex alcolista, ha il compito di scrivere un pezzo sulla sua esecuzione. Indagando l’uomo troverà tutta una serie di circostanze e dettagli non approfonditi, né dalla polizia né dal Pm, che lo porteranno a pensare che Beechum non sia il vero colpevole.

 

Fulci, gli animali, la sperimentazione – A seguire, per la retro “Fulci vive!” è la volta di Una lucertola con la pelle di donna (1971), un giallo/thriller in cui il regista romano, con nuove sequenze tra l’onirico e lo splatter ormai da antologia, spinge molto sulla sperimentazione. Una fra tutte, la scena in cui la protagonista (Florinda Bolkan) apre una stanza dove tre cani vengono brutalizzati, ma mantenuti in vita da apparecchiature mediche. Questa fu solo una delle tante scelte stilistiche del regista, che lo condussero in tribunale e fecero scattare la censura. In questo caso, Fulci vinse il processo contro una società protettrice degli animali portando in aula i cani finti creati da Carlo Rambaldi. Non meno sperimentale, la colonna sonora firmata da Ennio Morricone. Curiosità: il titolo originario sarebbe stato La gabbia, ma la produzione ne impose uno più “animalesco” per sfruttare il successo delle opere di Dario Argento, come quello ottenuto con Il gatto a nove code.

R. D. B.