Il suicidio di Kurt Cobain: Io sono un bambino incostante e non sento più nulla

Morte Kurt Cobain: l’otto aprile del 1994 venne rinvenuto il corpo di Kurt Cobain, morto suicida, nonostante permangano teorie complottistiche a riguardo, nel garage della sua casa lacustre. Un elettricista scoprì il corpo senza vita del leader dei Nirvana, l’uomo ricorda di aver pensato che Cobain dormisse in quanto c’era pochissimo sangue nel locale; soltanto un rivolo, ormai coagulato, aveva aperto il rubinetto nella testa del musicista per sfociare dall’orecchio. Un colpo di fucile alla testa, il coroner stabilì che la morte doveva risalire a tre giorni prima. Cobain aveva parecchie cose: una donna e una figlia, aveva i Nirvana, aveva una bellissima aura naturale di malinconica genialità ed un dono non comune per la musica. Banalmente ci si chiede perché tutto questo non gli sia bastato,  la risposta la fornisce lui stesso con esaustiva lucidità attraverso la lettera rinvenuta in quel garage, Kurt la indirizza a Boddah, il suo amico immaginario di quando era bambino. Risiede in queste apparenti facezie il genio che vince inconsapevole anche davanti alla morte, anche dilaniato da una depressione feroce; nella testa di Kurt si delineano i percorsi inediti e originali anche nell’ora più angosciosa, quella che spegne ogni interruttore, è questa la condanna e la meraviglia di certe menti in cui albergano cimiteri e vette di bellezza. Non si spegne mai quell’interruttore che ti obbliga a vedere il mondo in maniera differente, ci nasci così: croce per chi deve viverci, delizia per chi ne fruisce a distanza di sicurezza. Non avrebbe potuto sopravvivere un minuto di più quel ragazzo.

Non sento più nulla: ecco uno stralcio significativo di quella voragine senza fondo che si è presa Kurt: “Il fatto è che io non posso imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti né nei miei. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (…) C’è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile…! Perché non ti diverti e basta? Non lo so! Ho una moglie divina che trasuda ambizione e empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia. Bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno può farle del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l’idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva rocker come me. (…) Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo un bambino incostante, lunatico! E non ho più nessuna emozione.

Valeria Panzeri