Milano, Boeri e la lezione del Trota

Il messaggio è stato postato due giorni fa, ma continua a incassare proseliti. L’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Stefano Boeri, è intervenuto sulle dimissioni rassegnate da Renzo Bossi per evidenziare la differenza del comportamento del “Trota” con quello di altri politici che – nonostante siano stati raggiunti da avvisi di garanzia – continuano a mantenere i loro incarichi istituzionali.

La lezione del Trota – “Renzo Bossi, non indagato ma sospettato di aver usato i soldi pubblici del finanziamento ai partiti per suo uso personale, si è dimesso da consigliere regionale lombardo. Beh..forse non è il caso di farsi dare lezioni dal ‘Trota’. I suoi colleghi indagati, a partire da Filippo Penati e da Davide Boni, ci riflettano bene; le dimissioni da consigliere non sono un atto dovuto, ma certo sarebbero un gesto nobile e sicuramente apprezzato dagli elettori lombardi. Mi sbaglio?”. E’ questo il messaggio che l’assessore di Milano, Stefano Boeri, ha postato due giorni fa su facebook per commentare l’annuncio delle dimissioni di Renzo Bossi.

La responsabilità del Pd – L’osservazione del democratico ha riscosso ampi consensi: “Gli unici gesti ‘nobili’ di Penati – ha commentato un utente – sono avvenuti nei confronti del conto in banca proprio e dei propri sodali. Diciamo che il Pd avrebbe dovuto dimissionare da tempo questo sudicione. Comunque grazie per l’intervento Boeri, su questo tema frustrante la sua è una voce fuori dal coro di cui si sentiva davvero la mancanza”.

Nessuna pietà per Renzo – Ma non tutti la pensano allo stesso modo: “Non esageriamo – ha scritto un altro utente –  il ragazzino (Renzo Bossi, ndr) era un ignobile esempio della peggior incultura italiana. Di cosa stiamo parlando??? Il fatto che se ne stia andando a casa dopo che si sono scoperti gli abusi e gli usi impropri di denaro pubblico è proprio il minimo. Faceva schifo prima e pure adesso. Culturalmente parlando un povero idiota. Come ce ne sono tanti? Forse sì e allora? Ancora a far sconti a questa gentaglia?”

Innocenti fino a prova contraria – E c’è anche chi considera la proposta sconclusionata: “Sciocchezze – ha tagliato corto un commentatore – essere indagati non significa avere colpa di alcunché: il ‘Trota’ si è dimesso perché è un pirla certificato, messo in Consiglio regionale dal paparino che gli pagava anche le prostitute. Se io fossi indagato e innocente non mi dimetterei”.

Maria Saporito