Scandalo Lega, Rosy Mauro in lacrime: Non mi dimetto

La richiesta di dimissioni – All’orgoglio Padano di ieri Maroni è tornato a chiedere a gran voce le dimissioni di Rosy Mauro, travolta dallo scandalo sui rimborsi elettorali che sta scuotendo la Lega e ha già provocato le dimissioni di Bossi e Bossi Jr.
Ma è l’intero partito a chiederle, non solo il cosiddetto triunvirato, e anche all’elettorato leghista, a giudicare dai cori contro la Mauro scanditi durante la manifestazione di Bergamo.
Se Rosy Mauro non vuole dimettersi “la dimettiamo noi”, ha avvertito Maroni, ma subito dopo arriva la replica.

Mauro: Non mi dimetto –Non vedo perché dovrei dimettermi. Prima vorrei vedere qual è l’accusa. Ho tutti gli elementi per difendermi e lo farò anche nell’aula del Senato”, è stata la replica di Rosy Mauro durante la registrazione del programma Porta a Porta.
Prima voglio difendermi. Sono stufa di assistere in questo Paese al fatto che uno viene insultato e si deve dimettere e poi salta fuori la verità. Io faccio a modo mio”.
Rosy Mauro prova a prendere tempo, anche se ormai è scontro con l’intero partito.
E’ la prima volta che dico no a una direttiva politica del mio partito e mi costa molto. Io prima mi voglio difendere”.
E risponde anche alle accuse: “La Lega non mi ha mai dato un euro. Ma c’è la donazione del partito al Sindacato padano. Tutto è tracciabile dai bonifici. Ci sono estratti conto del sindacato con la mia firma, e si può verificare ciò che si vuole. Io non ho mai preso un euro. Il partito era assolutamente informato delle donazioni al sindacato. Tutti lo sapevano, anche Bossi, perché non c’era niente di illegale”.

Non sono io la Nera e non ho preso la laurea – A proposito delle intercettazioni al vaglio della magistratura, Rosy Mauro risponde seccata: “La Nera altro non è che l’infermiera svizzera che segue Umberto Bossi da quando è stato in clinica. E’ facile verificarlo. Erano indietro con i pagamenti verso di lei”.
Io ero asina a scuola, non mi ha mai neppure sfiorato l’idea di iscrivermi ad una università in Svizzera o altrove. Posso escluderlo anche per il mio caposcorta, Paolo Moscagiuri. È un attacco mediatico senza precedenti contro di me. Un attacco anche alla mia vita privata assurdo e inconcepibile”.

Matteo Oliviero