Lega: la resistenza ad oltranza di Rosy Mauro

Al “pulizia, pulizia, pulizia” scandito da Roberto Maroni, la vicepresidente del Senato, Rosy Mauro sembra opporre un altrettanto lapidario “resistere, resistere, resistere“. La senatrice leghista, coinvolta nelle indagini che hanno fatto franare il “cerchio magico” del Carroccio, è apparsa più risoluta che mai e, alle pressanti richieste di sue dimissioni (formulate ormai in maniera trasversale), ha replicato con un fermo “no, grazie”.

In attesa del Consiglio federale – “Valuterò il da farsi domani, non temo l’espulsione, sono innocente e non ho preso un euro”. E’ questa la laconica dichiarazione che Rosy Mauro ha rilasciato ieri ai cronisti mentre lasciava l’ufficio di Palazzo Madama. La “badante” padana, finita nell’occhio del ciclone per i presunti benefit ottenuti a carico del partito, non sembra intenzionata a mollare la presa e attende (con apparente serenità) il verdetto del Consiglio federale che si riunirà oggi in via Bellerio. L’ipotesi più accreditata è che la troika leghista proponga l’espulsione della senatrice, traducendo in fatti quella promessa consegnata due sere fa alla base da Roberto Maroni: “Se non si dimetterà lei – aveva scandito l’ex ministro – la farà dimettere la Lega”.

Tutti vogliono le dimissioni – Ma è davvero così? La situazione potrebbe assumere contorni ancora più kafkiani: se il Consiglio dovesse, infatti, decidere di allontanare definitivamente la Mauro dal partito, la rocciosa pasdaran potrebbe comunque continuare la sua resistenza ad oltranza, confermando l’indisponibilità a rinunciare alla carica di vicepresidente del Senato. Intanto i pressanti e concitati inviti a dimettersi arrivano da ogni dove: alla fitta schiera si è ieri aggiunta anche la democratica Anna Finocchiaro, ma è dall’interno della Lega stessa che si sarebbero levate le richieste più categoriche.

Lega impotente – Dopo il grande rifiuto consegnato a Umberto Bossi in persona, Rosy Mauro avrebbe ribadito il suo “no” anche a Roberto Calderoli e Roberto Castelli, mentre un imbarazzatissimo Federico Bricolo, capogruppo del Carroccio al Senato, ha dovuto spiegare all’assemblea di Palazzo Madama che il partito ha di fatto le mani legate e potrà solo rimettersi alla decisione della pasionara “scomunicata”.

Maria Saporito