Nuove accuse per Nichi Vendola: abuso d’ufficio, falso e peculato

Non c’è pace per il governatore della Puglia, Nichi Vendola, al quale la Procura di Bari ha ieri notificato una proroga delle indagini preliminari. In pratica un nuovo avviso di garanzia, a sole 24 ore da quello recapitato per la presunta interferenza nell’assunzione di un noto primario barese. A “inguaiare” nuovamente il governatore sarebbe un’altra struttura ospedaliera: quella del Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari), alla quale la giunta regionale pugliese retta da Vendola avrebbe deliberato l’accreditamento di 45 milioni di euro nel 2009. La transazione – mai portata a termine – avrebbe dato il la alle indagini, nella quali il presidente della Regione  risulta indagato per abuso d’ufficio, falso e peculato.

Nuova tegola su Nichi – La notizia è giunta nella serata di ieri lasciando tutti di stucco: al governatore della Puglia, Nichi Vendola, sono stati contestati nuovi pesanti reati in riferimento alla gestione della macchina sanitaria regionale. Secondo quanto ufficializzato, la nuova inchiesta condotta dalla Procura di Bari starebbe cercando di fare luce sulla vicenda che riguarda l’ospedale ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti. La struttura, nel periodo compreso tra il 2002 e il 2007, avrebbe provveduto autonomamente alla costruzione della nuova sede perché impossibilitata a fruire dei fondi pubblici erogati dalla Regione.

Indagati religiosi e laici – Da qui la richiesta di un rimborso, con la transazione di 45 milioni di euro deliberata in giunta regionale nel 2009. Ma qualcosa è intervenuto a bloccare ogni movimento, spingendo il Miulli a ricorrere al Consiglio di Stato per indagare sui motivi dell’improvviso dietrofront. Oltre a Nichi Vendola, risultano coinvolti nell’inchiesta gli ex assessori pugliesi alla Sanità, Alberto Tedesco e Tommaso Fiore, il vescovo della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Mario Paciello, il direttore del Miulli, don Mimmo Laddaga, l’ex direttore amministrativo, Rocco Palmisano, e l’ex dirigente regionale dell’area Sanità, Nicola Messina.

La nota di Vendola – “Qualche ora fa ho ricevuto la notifica di una richiesta di proroga di indagini da parte del gip di Bari – ha scritto in una nota Nichi Vendola ieri sera – Si tratta di un procedimento penale del quale non avevo mai avuto alcuna notizia. Dal tenore dell’atto non sono in grado di capire ciò che mi sarebbe addebitato, ma, considerati i nomi coinvolti – ha spiegato il presidente della Puglia – deduco che si tratti di questioni relative all’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Sono rammaricato di aver ricevuto solo oggi questa notizia perché se la stessa mi fosse stata comunicata appena ventiquattrore prima – ha precisato il numero uno di Sel –  come è nel mio costume, avrei potuto informare la stampa e l’opinione pubblica in una unica soluzione”.

Non c’è due senza tre? – “Quanto al merito – ha continuato Vendola – se per il professor Sardelli mi si addebita di aver fatto vincere il migliore, qui per davvero non riesco ad immaginare nulla che possa riguardarmi, e tuttavia riserverò a questo secondo appuntamento, come nel mio stile e nella mia cultura, il medesimo impegno e la medesima serenità che si deve al lavoro della Magistratura. Spero che la vulgata del non c’è due senza tre – ha concluso il governatore – non mi riproponga l’ulteriore amarezza di nuove comunicazioni per addebiti che sento sinceramente e convintamente molto lontani dal mio modo di essere”.

Maria Saporito

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Siciliana di origine, romana d'azione, scrivo da anni occupandomi principalmente di politica e cronaca. Ho svolto attività di ufficio stampa per alcune compagnie teatrali e mi muovo con curiosità nel mondo della comunicazione. Insegnante precaria, sto frequentando un corso per insegnare italiano agli stranieri.