Quelle che difendono Rosy Mauro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:59

Pulizia o caccia alle streghe? Difficile comprendere cosa abbia realmente spinto il Consiglio federale della Lega, riunitosi ieri in via Bellerio, a formalizzare l’allontanamento di Francesco Belsito e Rosy Mauro dal partito. La richiesta pressante della base – imbufalita contro due esponenti considerati “intoccabili” fino a poche settimane fa perché vicini al Capo – deve certamente aver giocato un ruolo dominante, ma non basta a spiegare la veemenza riservata ai due “scomunicati”. E se nel caso dell’ex tesoriere, Francesco Belsito, le indagini sembrano accertare responsabilità pesanti, lo stesso non può dirsi per la Mauro. A difesa della quale hanno scelto di schierarsi Flavia Perina di Fli e Paola Concia del Pd.

Bye bye Rosy – La “badante” è stata licenziata in tronco dal partito. La notizia dell’espulsione di Rosy Mauro dalla Lega avrà sicuramente confortato molti militanti, ma lascia dietro di sé interrogativi aperti. Sia ben chiaro: le ombre allungatesi sulla vicepresidente del Senato richiedono – a nostro avviso – un passo indietro della leghista per un fatto di semplice opportunità politica, ma spingono di contro ad approfondire l’analisi della pruriginosa questione. Così non l’hanno pensata i membri del Consiglio federale che hanno deliberato ieri il “benservito” alla pasionaria, dimostrando di non avere dubbio alcuno sulla sua colpevolezza.

La versione di Flavia Perina – Una decisione contestata da Flavia Perina, che già in mattinata aveva detto la sua in un editoriale pubblicato sul sito del suo partito, dal titolo “Venti righe in difesa della strega“. “Venti righe in difesa di Rosi Mauro – ha scritto la finiana – bruciata sul rogo come le fattucchiere di Salem per purificare la comunità padana. Venti righe per dire che la caccia alle veline ingrate non emenda la politica ma ne dimostra, al contrario, l’irriformabilità dall’interno”.

L’ipocrisia dei leader – ”Siamo stufi di leader maschi incapaci di dire: ho sbagliato – ha continuato nel suo editoriale la Perina – Stufi di classi dirigenti che anziché chiudersi dentro una stanza e ragionare sulla fine del modello populistico-carismatico che hanno incarnato vanno sui palchi con le scope, o con i cappi, o con la faccia nuova di turno e credono che il paese ci creda”. “Il subbuglio al Senato contro la Mauro fa ridere – ha rincarato nel suo intervento l’esponente di Fli – Se la sono presa, l’hanno votata conoscendone la biografia, e  per così dire, lo ‘spessore’. Ora facciano autocritica, a 360 gradi, infilino il bisturi nella valanga di conflitti di interessi che attraversano la politica dei partiti-famiglia e che tutti hanno tollerato per un ventennio. Oppure – ha concluso Flavia Perina – se la tengano“.

L’analisi di Paola Concia – Più o meno quanto osservato dalla deputata del Pd, Paola Concia: “Sono in totale accordo con l’analisi della collega Perina quando scrive che, per la Lega, la senatrice Rosi Mauro non è altro che un capro espiatorio – ha scritto la democratica in una nota – Trovo vergognoso il modo con cui i ‘capetti della Lega’, assetati di sangue, si sono accaniti come un branco di selvaggi nei confronti della Mauro, che pure ben conoscono e che oggi le si scagliano contro solo per ripulirsi la coscienza. Del resto non possiamo certo dimenticare che stiamo parlando di quegli stessi leghisti – ha osservato la Concia – campioni di inciviltà, che da un ventennio ci regalano esempi di machismo, misoginia, omofobia, razzismo e xenofobia”.

Maria Saporito