Assassinata dai parenti del boss per una relazione extraconiugale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:21

Moglie di un boss della ‘ndranghetaAngela Costantino, moglie di uno dei boss della famiglia dei Lo Giudice e madre dei suoi quattro figli, era scomparsa da Reggio Calabria nel 1994 e delle sue ricerche si era occupata persino la trasmissione Chi l’ha visto?, alla quale si erano rivolti gli stessi parenti della donna, ma tutti i tentativi fatti di ritrovarla erano andati a vuoto.

Pietro Lo Giudice – Il marito della Costantino, figlio di Giuseppe e fratello di Vincenzo, ritenuto uno degli artefici della sanguinosa guerra tra cosche nel capoluogo calabrese che aveva provocato 900 morti, era detenuto nella casa circondariale di Palmi, e il giorno della scomparsa Angela si stava recando a colloquio con lui. Aveva raccontato a una cugina di voler rivelare al marito della relazione con Pietro Calabrese, un ragazzo conosciuto in parrocchia e dal quale aspettava un bambino, fatto che la cugina aveva pensato bene di comunicare alla famiglia.

Non è mai arrivata a Palmi – Secondo le indagini degli inquirenti che hanno portato questa mattina all’arresto di Vincenzo Lo Giudice, 51 anni, considerato il reggente della cosca, suo cognato Bruno Stilo 51 anni, e il nipote Fortunato Pennestrì, 38 anni con l’accusa di associazione mafiosa, omicidio e occultamento di cadavere, la donna sarebbe stata uccisa per pulire con il sangue l’affronto fatto alla famiglia. Lo Giudice dispose l’omicidio, Pennestrì fu incaricato di uccidere Angela e distruggere le lettere d’amore dell’amante. La donna fu strangolata, trascinata in auto e sepolta in una fossa ma il suo corpo non fu mai trovato. Poi Pennestrì portò l’auto al porto di Villa San Giovanni per far credere che si fosse suicidata. Bruno Stilo fu invece incaricato di trovare e distruggere la cartella clinica nella quale era accertato lo stato di gravidanza e di mettere a tacere il primario di ginecologia dell’ospedale minacciandolo di morte.

Marta Lock