Paul Di’ Anno live a Catania: viaggio alle origini degli Iron Maiden

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:04

Paul Di’ Anno, Iron Maiden – Quello di Paul Di’ Anno è un nome pesante nel mondo heavy metal. E’ lui infatti ad aver contribuito a formare il mito degli Iron Maiden, cantando nei primi due dischi della vergine di ferro: il primo, omonimo, ed il secondo dal titolo Killers. Dischi la cui bellezza è sepolta da strati di polvere e dal trascorrere del tempo, ma che se rivisitati nella giusta maniera possono ancora risultare attuali ed adrenalinici. Al Faro di Catania, accompagnato dai Children of the Damned, Paul Di’ Anno viene accolto come una star, anche se di quel personaggio leggendario che cantava con Steve Harris e soci è rimasto ben poco.

Riscoperta dei classici – Sono trascorse le 23 quando i Children of the Damned, cover band degli Iron Maiden, salgono sul piccolo palco allestito al Faro di Catania. Accompagnati dall’intro che rese celebre il tour di Brave New World, il quintetto, all’inizio senza Paul, apre le danze con The Wicker Man, seguita a ruota da The Trooper, Fear of The Dark, Hallowed be Thy Name e Run to the Hills. Una smitragliata di classici che manda in visibilio il pubblico del Faro. E peccato per un avvio a salve quando, sulle prime parole di The Wicker Man, il microfono del bravo vocalist Alfredo Pellini smette di funzionare. Terminato il primo set, le luci si spengono e si avvicina il momento di rivedere su un palco il buon vecchio Paul Di’ Anno.

Non è più lui – Una gigantesca sagoma fa capolino da dietro il palco sulle note introduttive di The Ides of March. Ecco il basso di Wrathchild e le luci sono tutte su quell’omone tatuato e sfigurato dal passare del tempo e da anni di eccessi: è Paul Di’ Anno, irriconoscibile per chi l’aveva visto soltanto sulle pagine dei primi due dischi dei Maiden. Generoso ma visibilmente affaticato, Paul ce la mette tutta per interpretare al meglio una scaletta composta da grandi classici degli Iron Maiden e qualche brano della sua carriera solista. Pezzi come Prowler, Phantom of the Opera, Murders in the Rue Morgue sono tesori da riscoprire in tutto il loro splendore. La voce non è più quella pulita di un ragazzino grintoso, ma quella rauca ed incattivita dagli anni e da una vita sregolata. Paul ringrazia più volte il pubblico durante la sua performance, mentre sorseggia con gusto la sua birra: il padre era originario di Taormina e tornare nella sua terra d’origine è per lui motivo di commozione. La serata prosegue con Killers, la splendida ballata Strange World e Remember Tomorrow, quindi Paul saluta tra gli applausi per poi ricomparire poco dopo per concedere il bis con la splendida Running Free. E’ notte fonda quando Paul conclude la sua esibizione: c’è spazio ancora per un pò di lacrime, l’ultimo applauso, e per raccogliere i cocci di una carriera che poteva essere scintillante e che invece vive di luce riflessa attraverso i classici dei primi due album degli immortali Iron Maiden.

R. A.

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