Donna ucraina in attesa di rimpatrio si impicca in commissariato

Trattenuta in commissariato – La donna ucraina di 33 anni, Alina Diachuk, si trovava in una stanza del commissariato di Villa Opicina a Trieste, nel quale vengono trattenute le persone in attesa di essere accompagnate alla frontiera. La donna era finita in carcere il 30 giugno del 2011 con l’accusa di  favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e associazione a delinquere.

Decreto di espulsione – Dopo aver scontato la condanna, l’autorità giudiziaria aveva firmato il nulla osta all’espulsione, attendeva in commissariato gli adempimenti amministrativi necessari ad eseguire la disposizione. Ma la donna, probabilmente spaventata dal dover affrontare ciò che l’aspettava nel suo paese, notoriamente molto più duro con chi delinque e senza grandi prospettive lavorative, ha deciso di togliersi la vita, mettendo fine a quel sogno di riscatto dalla povertà che l’aveva portata a preferire il guadagno facile, senza pensare alle conseguenze che puntualmente però sono arrivate.

La corda della felpa – Così ha sfilato la cordicella della felpa che aveva indosso e si è impiccata all’interno della stanza nella quale si trovava. I soccorsi prestati immediatamente dagli impiegati dell’Ufficio immigrazione della Questura che, avendola trovata agonizzante, che hanno tentato disperatamente di rianimarla, seguiti dagli ulteriori tentativi da parte degli uomini del 118, giunti tempestivamente sul posto, non sono serviti a salvarle la vita.

Marta Lock