Finanziamenti ai partiti, Bersani, Casini e Alfano: Lo stop sarebbe un errore

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:41

Il no di Pd, Pdl e Udc – Gli ultimi scandali che hanno colpito Lega e Margherita, che hanno aumentato il malcontento nel paese, hanno anche attirato l’attenzione della politica sul tema dei rimborsi elettorali.
E così, una dopo l’altra, sono arrivate le proposte. L’elemento in comune, però, è che porre un freno ai finanziamenti dei partiti politici, sarebbe un grave errore.
“Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici, destinati ai partiti già drasticamente tagliati dalle manovre finanziarie del 2010/2011, sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo (compresi coloro che in questi anni hanno rispettato scrupolosamente le regole) e metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies, centri di potere e di interesse particolare”.
Con queste parole Bersani, Alfano e Casini hanno bocciato ogni idea sul taglio dei finanziamenti ai partiti, nonostante gli ultimi scandali, nonostante il referendum che li abrogò.
L’idea che i tre partiti vogliono portare avanti è molto semplice, sì ai rimborsi, nessun taglio, ma solo maggiori controlli.

I maggiori controlli – Secondo le proposte che dovrebbe essere portate avanti fino alle Camere: “Sono rese obbligatorie per legge la verifica e la certificazione dei bilanci dei partiti da parte di società di revisione esterne e indipendenti. I controlli esterni dei bilanci, superando il sistema di verifiche meramente formali effettuate dai revisori nominati da Camera e Senato, sono attribuiti alla commissione per la Trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti politici. La commissione, che ha sede presso la Camera dei deputati, è composta da tre componenti individuati nelle persone del presidente della Corte dei Conti, del presidente del consiglio di Stato e del primo presidente della corte di Cassazione, ciascuno dei quali si avvale fino a un massimo di due magistrati appartenenti ai rispettivi ordini giurisdizionali. La commissione è coordinata dal presidente della Corte dei Conti“.
E ancora, sono previste sanzioni per “chi agisce scorrettamente. Deve subire non una sospensione, come accade oggi, ma una vera e propria decurtazione dei rimborsi elettorali, pari a tre volte la misura dell’irregolarità subita“.
E infine, “si abbassa da 50mila a 5mila euro la soglia oltre la quale i contributi ai partiti vanno dichiarati pubblicamente e i conti dei partiti vanno pubblicati obbligatoriamente in internet permettendo a tutti i cittadini di verificare dove i partiti si procurano le risorse e come le impiegano“.

Matteo Oliviero