Il caos sui rimborsi elettorali

Il tema dei rimborsi elettorali continua a tenere banco nella discussione pubblica. Dopo il tentativo (fallito) di introdurre alcune novità in un emendamento al decreto legge sulla semplificazione finanziaria, Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini si affannano nella ricerca di una soluzione condivisa, che possa tradurre in realtà, nel minor tempo possibile, i loro presunti buoni propositi. A ritornare sull’argomento è stato ieri il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

Bersani: risorse in discesa – Il fiume di denaro pubblico destinato ai partiti, che hanno dimostrato di non farne sempre un uso oculato? Per Pier Luigi Bersani una polemica da consegnare al passato: “E’ mancata la correttezza dell’informazione su questo punto – ha osservato ieri il segretario del Pd – perché le risorse ai partiti continuano a scendere e arriveranno a 140 milioni nel 2015, il che significa 2,38 euro per ogni italiano. Una cifra inferiore agli altri paesi europei. Possiamo ancora scendere – ha concesso Bersani – ma un ‘decalage’ c’è già”.

La cautela sulle donazioni private – Quanto all’ultima rata – prevista per il prossimo mese di luglio – il democratico ha confermato l’indisponibilità a rinunciarvi: “Il pagamento dei 100 milioni lo post poniamoha detto – Ma non intendo che il mio paese muoia di demagogia“. “C’è bisogno di una norma che controlli i bilanci dei partiti ma anche il tipo di donazione che fanno i privati – ha aggiunto il segretario del Pd – Non voglio che un partito si mantenga dovendo andare a chiedere soldi a manager o banchieri. Se andiamo per quella strada, comandano i più ricchi e i più forti e non siamo più in democrazia”.

Bocchino e il taglio del 50% – Ma a intervenire sull’argomento sono stati nei giorni scorsi anche altri esponenti politici. Ad allinearsi alla decisione ufficializzata da Idv e Lega (che hanno già annunciato la rinuncia dell’ultima tranche di rimborsi elettorali destinati ai loro movimenti) è stato Italo Bocchino di Fli: I partiti facciano un atto di amore per la patria – ha detto il finiano – e decidano di devolvere la tranche da 100 milioni che dovrebbero intascare a luglio in favore del sociale, dei più deboli. Gli italiani vogliono fatti, non belle parole”. “La proposta di A, B e C sui bilanci ai partiti – ha continuato Bocchino – rischia di essere acqua fresca senza un taglio drastico dei finanziamenti. Qualsiasi riforma del finanziamento pubblico che non preveda il taglio del 50%ha concluso – sarebbe una presa in giro per i cittadini, a prescindere dalle larghe intese”.

Le mezze misure di Rutelli – A favore di un taglio (seppure meno drastico) si è detto anche Francesco Rutelli: “Noi come Api prendiamo 180 mila euro all’anno, i rimborsi per elezioni regionali – ha esordito – Ci battiamo per il taglio di un terzo del finanziamento pubblico. Sono favorevole a un congelamento e a dare il rimborso solo in base ai voti effettivamente presi”.

Maria Saporito